Le preoccupazioni di una maestra che si prepara a insegnare in una classe prima e le litigate con il dirigente

Quest’anno la scuola offre tanti motivi per essere preoccupati, ma rispetto rispetto alle altre maestre ho due motivi in più per essere preoccupata: la mia nuova collega, di cui ho già parlato qui, e i miei nuovi alunni: avrò una classe prima. Sono venti bambini, di cui uno in situazione di handicap, per cui arriverà un’insegnante di sostegno , che sarà nominata nei prossimi giorni. Spero che arrivi prima che inizino le lezioni, che in Sardegna iniziano dopo il Referendum; per motivi di sanificazione degli ambienti non abbiamo ancora una data precisa, 23 o 24 settembre.

La classe è abbastanza numerosa, nell’era del covid, è molto numerosa, soprattutto perché sono in prima. Ho ampiamente discusso con il dirigente sulla possibilità di spostare alcuni bambini nelle altre due classi che hanno entrambe dodici bambini ciascuna. Ma non è stato possibile, la mia classe è al tempo pieno e le altre due al tempo normale. Cioè al tempo pieno i bambini stanno a scuola per 40 ore, al tempo normale per 27 ore.

Il dirigente ha anche provato a contattare le famiglie per verificare se qualcuno potesse spostarsi nelle altre classi, ma niente, sono state irremovibili, minacciando pure di fare ricorso.

Ora, io non entro in merito alle ragioni di chi non poteva assolutamente privarsi di un servizio del genere. Tuttavia posso affermare con certezza assoluta che, proprio i genitori che hanno pestato i piedi per futili motivi, sono quelli che al minimo problema, durante il corso dell’anno, chiederanno il trasferimento del bambino nelle altre classi. Ovviamente adducendo falsi motivi, o peggio ancora, trovando difetti nelle insegnanti.

La mia accorata e preoccupata protesta non è rimasta però inascoltata: dal momento che sul numero dei bambini non ho potuto ottenere nulla, mi sono rifiutata di andare in un’aula che era al limite delle misurazioni anticovid. Perdindirindina! I bambini sono in prima, già saranno costretti a stare immobili per tante ore, che almeno ci sia lo spazio vitale che consentai di alzarsi e uscire fuori dall’aula in sicurezza.

Ma ci sono le misure. Ma in classe non c’è né il Ministro, né il Presidente del Consiglio, né il Sindaco o l’Assessore, né i genitori e non c’è neanche lei Preside, ci siamo noi: bambini e insegnanti. Solo noi. E se, con tutte le restrizioni, con una classe numerosa, con i bambini in prima che non sanno neanche dove sono messi, se succede qualcosa, qualsiasi cosa, la colpa di chi è? La colpa è mia, che non sono riuscita a prevedere, impedire, fare. Comunque io in quel buco non ci vado. NON CI VADO! Glielo metto per iscritto. Trovate un altro posto, sfondate i muri, costruite un altro caseggiato, chiamate la protezione civile. Io lì, con venti bambini e l’insegnante di sostegno non ci metto piede!

Alla fine dopo un consulto scuola-comune hanno deciso di darci un laboratorio. Lo spazio è il doppio di un’aula. Ci staremo bene, larghi abbastanza e l’aria non diventerà irrespirabile dopo cinque minuti. Ma, occorre smontare il palco, imbiancare, cablare l’aula per internet e sistemare le lavagne. Fino a ieri non era stata tolta neanche un’asse. No so se aspettino l’intervento della fata turchina o di superman.

Come già detto nel post precedente: sono rassegnata all’ineluttabilità degli eventi. Succeda quel che deve succedere. Quando saremo pronti inizieremo.

Bambini, non vi conosco e non mi conoscete, ma la maestra vi vuole tanto bene e ha già pure lottato e litigato per voi.

Foto da Pixabay

12 commenti

  1. Pensa che la classe del mio primogenito, che èn entrato in quarta questa mattina, era ampia perchè erano 16 con due sostegni (seguiti da due insegnanti in piu’). Questa mattina abbiamo appreso che sono entrati 4 bimbi nuovi, di cui due che non parlano italiano e non conoscono il francese (che qui è importante perchè la regione è bilingue), uno che avrebbe bisogno di sostegno ma non avrà l’insegnante ad hoc perchè si è iscritto troppo tardi e uno che arriva da altra regione d’Italia in cui non è previsto il francese, quindi anche lui in quella materia dovà ricominciare da capo. Aggiungici che un altro bimbo che già c’era avrà quest’anno, pare, un educatore di supporto in piu’. Dunque da 16 con tre insegnanti passano a 20 più 4 insegnanti e varie problematiche.
    Mi chiedo come faranno le maestre e quanto ne risentirà la didattica, per non parlare delle dimensioni dell’aula. Ma perchè in Italia non si riesce mai a programmare bene? Mi spiace per il tuo inizio. Spero che Superman arrivi di corsa a sistemare l’aula!

      • Ieri ci hanno detto che inquadreranno la situazione e poi vedranno se “accorpare” i sostegni o come muoversi. E pare che uno dei nuovi in realtà il francese lo sappia..quindi spero riescano ad organizzarsi. Intanto comunque il primogenito si è lamentato della mascherina nell’intervallo che “lo soffoca” mentre corre, pero’ era felice di poter giocare all’aperto. Insomma, un primo giorno medio, con qualcosa di positivo e qualcosa di negativo. Piano piano penso che aggiusteranno il tiro tutti e, se non iniziano le malattie invernali, potrebbe anche andare tutto bene. Io incrocio le dita e cerco di essere ottimista!
        Forza che ce la farai e i tuoi piccoletti saranno felici di averti come maestra, appena ti conosceranno.

      • Mi sembra giusto che trovino altre soluzioni, perché ad occhio la situazione di quella classe sembra esplosiva. Pian piano si sistemerà. L’importante è partire.

      • Il primo giorno di scuola è andato bene e meglio di come si pensava. Mio figlio è tornato sereno, vuol dire che le regole le ha interiorizzare . Speriamo di continuare così

      • Sono contenta che il primo giorno sia andato bene, un po’ dappertutto. È ciò che ho respirato leggendo i resoconti delle mamme e degli insegnanti. Ne avevamo bisogno. È di buon auspicio anche per noi che iniziamo la settimana prossima

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