Primo giorno di scuola in Italia: un buon inizio

bambino felice a scuola

Primo giorno di scuola in Italia

L’altro ieri in Italia è iniziato il nuovo scolastico. Dai resoconti dei giornalisti e dei genitori sui social ho percepito l’enorme gioia dei bambini, la commozione dei genitori, il sospiro di sollievo dei governanti, degli amministratori e insegnanti.

Non è andato tutto tutto bene, c’è ancora tanto da fare, da completare gli arredi e la squadra degli insegnanti dei bidelli. C’è tanto altro da fare ancora.

I tagli delle spese per la scuola in Italia

Ogni anno segnaliamo che le strutture scolastiche sono per la maggior parte fatiscenti e insufficienti. Sono i risultati delle picconate inferte scuola pubblica, per giorni, mesi, anni, decenni. Taglia qua, non aggiusti lì, accorpa classi, plessi e scuole. Dai incarichi su incarichi a presidi e a docenti a costo zero, o quasi.

Una situazione simile, creata dal dio risparmio della spesa pubblica, poteva, obiettivamente, essere riparata e sistemata in pochi mesi? Credo proprio di no.

Grande lavoro della scuola

In questi mesi la scuola ha fatto la sua parte, e spesso fa anche un pezzo di quella degli altri. Parlo dell’esperienza della mia scuola e delle scuole dei paesi vicini. Dirigenti, insegnati e bidelli ancora oggi misurano, spostano armadi, banchi, scaffali, in continuazione fino a trovare la soluzione migliore. Un bambino in più o in meno in una classe fa la differenza. Ne va del rispetto del distanziamento sociale e delle norme anti Covid. Facciamo di tutto per evitare il contagio, sapendo benissimo che i rischi ci sono e che tutte le regole e attenzioni potrebbero non bastare.

La tenuta del servizio sanitario permette l’apertura delle scuole

Fortunatamente, se si contrae il virus, il servizio sanitario è pronto. Non siamo nella stessa situazione di marzo, quando non c’erano mascherine né gel e negli ospedali si contavano i morti a centinaia. Ora i contagiati spesso non hanno sintomi, non stanno male e non vanno all’ospedale.

Così si torna a scuola. Quando uno stato e il suo popolo trova il modo di riaprire le scuole vuol dire che la vita ha ripreso a scorrere nei suoi binari.

Le feste e i sorrisi di questi giorni sono un grande incoraggiamento anche per noi che torneremo a scuola la settimana prossima.

Cosa succede nelle scuole all’estero?

Giriamoci attorno, ascoltiamo le voci di chi vive all’estero. Se ascoltassimo ciò raccontano i genitori di bambini e ragazzi che frequentano queste scuole, leggeremmo ad esempio che in Texas e in Florida si è ripartiti con la didattica a distanza, leggeremmo che alcuni fanno un didattica mista: una parte di bambini a scuola e una parte a casa (dopo tre giorni, le insegnanti già scleravano), in Arabia Saudita i bambini tengono la mascherina tutto il giorno, per otto ore.

Leggeremmo di confusione, di piattaforme che saltano, di docenti che danno tanti compiti, di docenti che non ne danno per niente.

Siamo tutti nella stessa barca

Non sempre l’erba del vicino è sempre più verde. Nel mondo la scuola pubblica ha più o meno gli stessi nostri problemi. Nessuno ha la ricetta giusta, ogni stato trova le soluzioni più adatte alle sue possibilità ed esigenze.

Siamo in Italia

Vorrei non sentire più quel piagnisteo “Siamo in Italia”, “Solo in Italia” perché a furia di ripetercelo, pure io, eh!, crediamo davvero che gli altri siano davvero migliori di noi, in tutto.

E signori e signore, non è vero. Quando leggo certe cose che succedono all’estero, rimango basita. Ma come? Non siamo noi lo stato e il popolo peggiore?

Quindi molto è stato fatto, tanto c’è da fare, ma la campanella del primo giorno di scuola è suonata.

Buon anno a tutti!

Foto di AkshayaPatra Foundation da Pixabay

6 commenti

  1. Sicuramente sarà un anno memorabile per piccoli e grandi ma speriamo che alla fine, in Italia e all’estero, si riesca a garantire educazione e salute

  2. ciao maestra Speranza. Ho insegnato per 14 anni, (7 nella scuola media e 7 nella scuola elementare).Ho insegnato inglese. Mi piaceva la didattica nella scuola elementare. Mi sentivo libera, creativa, suonavo la chitarra in inglese e facevo tanti bei progetti in classe e spesso mi siedevo per terra con i bambini. La lezione doveva essere un laboratorio per costruire insieme l’inglese, una lingua socialmente utile. Questo era il mio concetto. Purtroppo non avevo il titolo per l’elementare ma avevo il tutolo per le medie dove non riuscivo ad essere creativa e non ho potuto avere ruolo nella primaria. Dopo 14 anni ho lasciato la scuola. Ora mi dedico alle mie suore, al nostro convitto e ad altri progetti religiosi come appunto il blog religioso.
    Ti auguro un buon anno scolastico ricco di momenti piacevoli con i bambini e di benedizioni. ciao

    • Ciao Suor Mariadoria. Il tuo approccio all’insegnamento della lingua inglese è molto creativo e senza dubbio produttivo.
      Fai bene a tenere un blog religioso, abbiamo bisogno di proposte positive e profondi spunti di riflessione, quelli che offrono i tuoi post. Grazie per il tuo commento.

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