Come si fa a vivere dopo la morte di un genitore

Son passati quindi giorni dalla domenica in cui mi ho padre ci ha lasciati. La settimana scorsa ho ripreso ad andare a scuola, i bambini erano felicissimi di rivedermi, anche se non ero in forma. Tra elezioni, vacanze di carnevale e le mie assenze, non li vedevo da più di due settimane. Mi hanno detto che la supplente era molto più severa di me! Tornare a scuola anche non ero al top mi ha fatto bene; la routine scolastica e i bambini, mi hanno permesso di mettere per alcune ore in stand by il cervello e non pensare al vuoto che ha lasciato mio padre. Mio padre è stato fino alla fine un uomo molto attivo, che appena stava bene usciva a fare le commissioni o andava all’orto, anche solo per fare un giro e respirare l’aria di campagna. Siccome non avevamo detto nulla a nessuno, la sua morte ha lasciato interdetti i suoi amici e conoscenti. Abbiamo dovuto ripetere centinaia di volte il percorso dell’ultimo anno e del motivo che ci ha portato a non far trapelare nulla. Se avesse saputo della gravità del suo male mio padre sarebbe morto molto prima. Quindi è stato un regalo che abbiamo fatto a lui e ai suoi amici, che non hanno mai avuto l’imbarazzo di dover mentire o fingere con lui. Quanto avremmo avuto bisogno di sfogarci e di scaricarci! Invece niente. Noi muti con tutti o quasi. Abbiamo vissuto quest’anno affrontando i problemi di volta in volta, giorno per giorno, senza mai pensare al futuro. Il futuro era una possibilità troppo dolorosa da pensare e immaginare. Invece il presente era concreto, i problemi si potevano risolvere o limitare. Era con noi e lui era il centro di tutto. Ora che non c’è stiamo recuperando le forze fisiche e mentali, risolviamo le questioni burocratiche e cominciamo ad impostare la vita senza di lui, mentre ci sorride dalle foto. Anche mia mamma reagisce abbastanza bene, tutti i giorni ha delle visite di parenti o amici, mia sorella le telefona tutte le sere, mio fratello e la famiglia sono nuovamente presenti, io vado tutti i giorni a trovarla o farle delle commissioni. Non vuole uscire fino a quando non sarà celebrata la messa di suffragio del mese. Mia madre ha tante risorse per farcela e affrontare questa situazione. Ma quando la sera vado via da lei e chiude la porta, quella casa è troppo grande e silenziosa. Mi dispiace non poter fare nulla per questo. E’ la sua parte e nessuno può farla per lei. Lei la sta facendo, noi facciamo la nostra parte ed è quello che dobbiamo fare. Dobbiamo avere pazienza e viverla così, con il dolore, il ricordo, ma anche il sorriso per i bei momenti vissuti. A volte riusciamo anche a ridere per le cose strane e gli strani personaggi che si sono avvicinati in questi giorni, a volte ridiamo per le cose buffe o assurde vissute in famiglia. A volte si piange, a volte si ride, a volte si prega. Trovare il tempo e raccogliere le idee per scrivere questo post non è stato semplice, ma ho voluto farlo perché chi legge può trarre giovamento dalle parole scritte da una sconosciuta. Nei momenti difficili di quest’anno, mi sono venuti in mente parecchi post di blogger che hanno già affrontato la morte di un genitore o del consorte. Mi sono serviti tutti, per affrontare la malattia e il vuoto che ne deriva quando vengono a mancare i nostri cari. E’ vero, la vita continua anche se ti manca un pezzo di cuore, anche se a volte non respiri e neanche te ne accorgi. La vita continua il suo percorso nella strada che avevamo iniziato a percorrere insieme.

Ciao Babbo, buon proseguimento di viaggio

Domenica corsa mio padre ci ha lasciato. A fine gennaio era entrato in ospedale, dopo tante insistenze da parte sua, per risolvere un piccolo problema, ma il delicato l’equilibrio dei suoi organi interni è stato compromesso e il quadro clinico è andato via via peggiorando, con grande dispiacere anche dei medici che spesso ci hanno espresso il loro rammarico per non essere stati più cinici e fermi nella decisione di non intervenire in alcuna maniera, se non con i farmaci. Purtroppo non è andata così, ma nessuno può dire cosa sarebbe successo nel caso non si fosse intervenuti. Da questo punto di vista siamo tutti sereni e consapevoli che è stato fatto tutto il possibile per assisterlo e tenergli compagnia in questo ultimo mese.

Ancora non abbiamo realizzato della nuova situazione e anche se abbiamo avviato tutto l’iter burocratico, agiamo come se in fondo non ci riguardasse personalmente. Nella casa dei miei genitori c’è un via vai di parenti e amici o semplici conoscenti che l’hanno saputo in ritardo. Come dice mia zia in questi giorni non c’è neanche il tempo per piangerlo. Piano piano la vita tornerà a scorrere nella sua quotidianità e faremo i conti con la sua assenza. Già in qualche momento ho dovuto fermare l’automatismo del pensiero: Questo lo dico a babbo. Chissà come è contento babbo che il Cagliari ha vinto contro l’Inter. Babbo hai vinto 5 euro al Superenalotto. Oggi è venerdì sera, devi andare al panificio?

Babbo, non sarà facile vivere senza di te, ma ce la faremo perché tu ci hai insegnato che la vita continua e che bisogna sempre andare avanti. E’ stato un onore vivere accanto a te. Buon proseguimento di viaggio

Perché nella mia classe la Giornata della Memoria non tramonta mai

Gli insegnanti che nelle scuole portano avanti delle attività per La Giornata della Memoria  sanno che l’argomento non si esaurisce certo in un giorno. Nella nostra classe l’argomento Shoah è stato discusso da tutte e tre le docenti del team. La mia collega di Musica ha fatto cantare la canzone di Guccini Il bambino nel vento, l’insegnante di Religione Cattolica ha fatto vedere il cartone animato La stella di Andra e Tati. D durante le ore di Italiano, a conclusione delle attività, i bambini hanno prodotto un testo personale. Quante emozioni e riflessioni profonde!

Nella nostra semplicità per trattare l’argomento abbiamo impiegato una settimana, ovviamente non abbiamo trascurato le altre discipline: storia, geografia, matematica, educazione motoria e quant’altro. Per una settimana abbiamo inserito la Giornata della Memoria nella nostra routine.

Per quanto mi riguarda, l’argomento non è certo esaurito qui, infatti durante l’anno coglierò ogni occasione per fare riferimenti e collegamenti affinché quello che è stato capito oggi non vada perduto domani. Sopratutto con i comportamenti.

A scuola non tollero nessuna discriminazione o anche semplice accenno di derisione nei confronti di chi é diverso o in difficoltà. Sono inflessibile, anche nel bel mezzo della lezione, che ho preparato con tanta cura, sono capace di fermarla e aprire una parentesi per far riflettere e metter in rilievo il comportamento o l’atteggiamento sbagliato. Mi fermo sempre, anche semplicemente per dire: Allora non avete capito nulla, devo ripetere tutto quello che ho detto? Ma io non ripeto, è il bambino che ha sbagliato che rispiega tutto il ragionamento. Repetita iuvant. Chiusa la parentesi riporto l’attenzione sull’argomento della lezione.

Questo mio agire può sembrare noioso e che porti via tanto tempo, invece no. Assicuro che non sono indietro con il programma in nessuna disciplina. Che serve avere dieci in tutte le materie se sei antipatico, maleducato e irrispettoso? I dieci vissuti in solitudine e facendo del male ai compagni portano tanta tristezza. E infelicità. Ma noi siamo per far vivere la felicità, a tutti.


Comprendere la Shoa è impossibile, conoscere è necessario

Anche quest’anno, come l’anno scorso, qui, ho avuto delle remore a trattare con la mia classe quarta la Giornata della Memoria.  Il mio intuito diceva che alcuni bambini non erano pronti a sopportare l’argomento Shoa, altri sì. In Facebook, nei gruppi di maestre a cui sono iscritta, ho visto il lavori che hanno fatto, sia quest’anno sia gli anni scorsi. Veramente dei bei lavori. Quanta ricchezza e umanità nelle classi!

Ma io pensavo a quei miei bambini sensibili. Ero davvero indecisa se affrontare o meno questo argomento terribile, tuttavia volevo parlarne per poi spostare lo sguardo su quello che succede oggi in questa triste Italia.

Visto che stiamo che nel mese di Gennaio abbiamo affrontato il testo poetico, e che a loro piacciono le poesie, ho iniziato la lezione leggendo la poesia La Farfalla di Pavel Friedman, uno dei 15mila bambini del ghetto di Terezin in Cecoslovacchia.

L’ultima, proprio l’ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
così gialla, così gialla!

L’ultima
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà già la mia settima settimana
di ghetto: i miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i fiori di ruta
e il bianco candeliere del castagno
nel cortile.
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell’altra volta fu l’ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto
.

L’ho letta due volte e poi ho chiesto che emozioni gli trasmettesse: tristezza e gioia. Gioia in quanto a tutti piacciono le farfalle. Tristezza perché le farfalle non vivono nel ghetto. Abbiamo cercato le parole sconosciute nei dizionari: intenso, candeliere, ghetto, aleggiare. Ho scritto la poesia alla lavagna e l’hanno ricopiata, scrivendo anche il nome dell’autore in calce. Sotto hanno scritto il significato delle parole sconosciute. L’hanno riletta e contato di versi, non è divisa in strofe e non ci sono le loro amate rime. Abbiamo notato che ci sono delle ripetizioni di parole, anafore, e infine abbiamo individuato le similitudini e le metafore.

Dopo quest’analisi, oralmente in gruppo abbiamo fatto la versione in prosa che poi ho dettato. Mentre discutevamo ho presentato l’orrore che non ha risparmiato sei milioni di ebrei, 300 mila zingari, 100 mila oppositori politici, 25 mila omosessuali, 5 mila testimoni di Geova, più quei milioni di polacchi e russi vittime di rappresaglie e stragi compiute in nome della purezza della razza ariana.

Uno di loro quando ho nominato gli zingari ha detto: – Beh, gli zingari…. L’ho zittito: – Anche quelli con gli occhiali non erano perfetti e venivano fatti fuori. Io e lui abbiamo gli occhiali. Ho spiegato chi sono gli omosessuali: uomini che amano uomini, donne che amano donne. Non hanno battuto ciglio. Semmai gli fa ridere la parola sesso. Beata innocenza! Ho spiegato anche questa parola. Non ho proposto filmati e foto dell’orrore. Dopo tre ore di lezione, con la ricreazione di mezzo, non abbiamo fatto in tempo a fare neanche un piccolo disegno.

Per concludere ho letto queste parole di Primo Levi:

Se comprendere è impossibile

conoscere è necessario

perché ciò che è accaduto

può ritornare.

E’ già tornato in passato e sta tornando ora.



Fine del periodo natalizio

Oggi, come prevede il calendario liturgico, si conclude il periodo natalizio. Infatti, come ogni anno non mi sono affrettata a eliminare da casa i segni del Natale. Non mi piace anticipare, sia nel fare l’albero e allestire il presepe, sia nello smontare tutto. Quest’anno poi, visto che ero a scuola giorno e notte, ho fatto tutto a rate: un giorno ho portato giù gli scatoloni, un altro giorno ho aperto l’albero ed rimasto tre giorni senza nessun addobbo, finalmente una sera sono riuscita a sistemarlo. Il presepe invece l’ho terminato il 23 . Io sistemo subito Bambinello e Magi. Mi dispiace che dopo tutta quella strada che hanno fatto, soprattutto i Magi, arrivino e poi debba smontare tutto; quindi a casa mia sono subito in scena.

Quest’anno ho separato l’albero dal presepe. Di solito sistemavo l’albero all’ingresso di casa e sotto di esso c’era il presepe. Molto bello e accogliente, ma un pochino ingombrante. Quindi ho sistemato l’albero in un angolo della cucina e il presepe all’ingresso sopra un mobiletto. Così ho avuto due angoli natalizi. Anzi tre, una Sacra Famiglia, artistica di carta pesta, molto bello, regalatami il primo natale dai miei nipoti, che ho sempre sistemato sulla scrivania del salotto.

Dicevo che mi piace avere in casa i segni del Natale fino alla domenica successiva all’Epifania, cioè oggi. Ma quest’anno ho durante la settimana ho cominciato a smontare tutto e ieri ho riposto anche il presepe. Ciao ciao, al prossimo anno. Chissà come sarà il prossimo anno? Non posso non pensarci, anche se voglio vivere il presente giorno per giorno. Altrimenti impazzirei.

Sono contenta che anche il Comune abbia tenuto ancora accese le belle luminarie di quest’anno. Qualcuno si è lamentato dello spreco, ma a me sono piaciute, come sono rimasta contenta che molte famiglie abbiano messo le luci nei giardini e nei balconi. Suvvia, un po’ di allegria e luce nei nostri cuori, anche se di riflesso non può che farci bene.

La vita a scuola è ripresa alla grande, eravamo pò infreddoliti perché i termosifoni, seppur accesi erano caldi solo nella parte superiore, dovevano essere spurgati! Abbiamo impiegato una settimana per capire l’inghippo e avvisare il Comune. Se tutto va bene, lunedì sarà tutto ok e potremmo togliere i giubbotti durante le ore di lezione. Speriamo bene.

Fuori c’è tanto freddo, se non è il ghiaccio è il vento. Insomma, siamo proprio in inverno e questa non è la mia stagione preferita.

Le prove che Babbo Natale esiste veramente

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Ora che il Natale è passato, che i regali sono stati tutti aperti in un tripudio di carte e nastrini, quanti miei alunni di quarta crederanno ancora che Babbo Natale sia un uomo in carne e ossa? Quanti avranno avuto conferma dei loro sospetti? Quanti avranno dovuto dare ragione ai compagni? Quest’anno, ritenendoli già grandi, pensavo di trattare l’argomento del Natale in un certo modo, cioè senza dover dover glissare sull’argomento esistenza di Babbo Natale.

Quando ho avuto altre quarte nessuno dei bambini affermava che Babbo Natale esisteva veramente. Qualche volta già in terza tutti sapevano che non esiste.  Quest’anno, conoscendo miei polli,  ero un po’ dubbiosa. Quindi non volendo trovarmi nella spiacevole situazione di dover far fronte a genitori imbestialiti, e magari finire sui giornali di mezzo mondo, con molta nonchalance  ho sondato il terreno. Sono partita da lontano, molto lontano. Ho iniziato a parlare dei compiti per le vacanze, come già detto qui i compiti saranno pochi,  poi ho chiesto se qualcuno andava a trovare parenti lontani e con chi avrebbero trascorso le vacanze. Hanno parlato di zii, nonni, padrini, cenoni. Stranamente l’argomento regali e Babbo Natale non veniva fuori. Allora ho chiesto di parlare della Vigilia. Loro, innocenti, ci sono cascati. La classe, campione rappresentativo dell’Italia di oggi, era divisa a metà.

Metà dei bambini ha dato le prove della non esistenza di Babbo Natale: hanno sentito i genitori parlare sottovoce; oppure l’anno scorso li hanno fotografati con i regali davanti all’albero;  qualcuno sotto la barba di Babbo Natale ha riconosciuto lo zio, il cugino, il vicino di casa. Una bambina ha detto che è tutta un’invenzione degli adulti per far felici i bambini. Ohooo! Credo di aver sbarrato gli occhi, ma non ho detto niente.

L’altra metà della classe, ascoltava aspettando rispettosamente il proprio turno per parlare, ha risposto molto tranquillamente, senza scomporsi minimamente, ha risposto convinta che invece Babbo Natale esiste ha fornito le prove ontologiche della sua esistenza. Ha riconosciuto le scarpe, quando è passato non mancava nessuno, né grandi né piccoli.

Nessun argomento poteva smuoverli dalle loro posizioni, allora hanno tentato di tirarmi in mezzo: – Tu, maestra, che cosa pensi, esiste o non esiste? – Ho alzato le mani e me le sono lavate, ricordando improvvisamente che qualche mio avo fosse svizzero. – Io, non dico niente, questa discussione riguarda i bambini, io sto solo controllando che siano rispettati i turni della conversazione.

Così, bambini miei, ho lasciato perdere gli argomenti da grandi e vi ho regalato un altro po’ di fanciullezza, che a diventar grandi si fa in fretta.

Natale, il giorno dopo

Tra tutti i giorni delle vacanze di Natale, quello che preferisco è Santo Stefano. Per me segna l’inizio del riposo. Il caos pre-natalizio è alle spalle, la casa è in ordine, i regali sono stati tutti consegnati, le persone più care sono state tutte salutate, non si deve cucinare, si apre il frigo e si riscaldano gli avanzi. E’ il giorno perfetto per il relax. Tutto può essere fatto con calma, non mi rincorre nessuno.

E’ una bellissima giornata, luminosa e soleggiata, ieri abbiamo avuto una temperatura di circa 20 gradi. Chi ha scelto di venire in Sardegna in vacanza, ha azzeccato il periodo. Questo clima rallegra il cuore, che è un pò triste pensando a quello è stato il Natale degli altri anni e a quello che sarà in futuro.

Fortunatamente il mese di dicembre, contrariamente a quello di novembre, per mio padre è stato un bel mese. Anche se con fatica, ha continuato a fare le sue cose, e noi abbiamo fatto tutto come al solito, scacciando i brutti pensieri e facendoci travolgere dalle incombenze della vita quotidiana. Facciamo una navigazione di piccolo cabotaggio e va bene così.