Perché l’uovo è simbolo della Pasqua? E i coniglietti?

Mentre a scuola leggevamo e commentavamo la Poesia sulla Pasqua “L’uovo arcobaleno” di E. Bellini, che trovate alla fine del post, una bambina mi ha chiesto: – Maestra, ma se a Pasqua si celebra la Resurrezione di Gesù, mi spieghi cosa c’entra l’uovo con questo? Bella domanda no? Siccome ero preparata ho più o meno risposto così.

Già prima del Cristianesimo, per i pagani per la loro forma e la sostanza,le uova rappresentano la vita. Per alcuni popoli, il Cielo e la Terra erano considerati due metà dello steso uovo. Anche gli uccelli erano considerati un ritorno alla vita, si pensi alle rondini che in primavera tornano ai loro nidi, i quali vengono risistemati per accogliere le uova. Tutti sappiamo che quando tornano le rondini, e altre specie di altri uccelli, il freddo è passato e l’inverno è finito. O quasi finito, occhio ai colpi di coda invernali!

Nelle antiche civiltà nelle varie epoche, le persone si scambiavano le uova di gallina come dono, durante le feste primaverili e il giorno dell’equinozio di primavera. Si hanno notizie di questa usanza praticata dai Greci, Cinesi, Persiani e persino dagli Egizi!

Nel Medioevo si decoravano le uova di gallina e cominciarono a comparire le uova d’argento, d’oro e di altri materiali. In epoca più recente sono famose le uova create dall’orafo Fabergé, che nel 1883 creò per la Zarina Maria un meraviglioso uovo di platino smaltato con all’interno un piccolo pulcino d’oro.

Ai giorni nostri abbiamo tante di uova di tutte le grandezze e materiali, fino ad arrivare all’Ovetto Kinder, che potendolo comprare tutti i giorni oltrepassato la stagionalità primaverile.

Comunque, l’uovo con la sua forma e il suo contenuto interno, rappresenta sempre la vita che rinasce. Infatti, l’uovo sembra inanimato, invece dentro c’è la vita. Il sepolcro di Gesù è privo di vita, invece dopo tre giorni è Risorto a nuova vita. Ecco che l’uovo diventa simbolo di Resurrezione.

Coniglietti e lepri pasquali

Anche i coniglietti e le lepri pasquali sono simbolo di rinnovamento della vita coincidente con l’inizio della stagione primaverile. Queste tradizioni Si narra che essa nasca dai riti pre-cristiani sulla fertilità che vedevano nel coniglio e nella lepre, in quanto animali molto fertili, i simboli del rinnovamento della vita che coincideva con l’inizio della stagione primaverile.

La simbologia dei coniglietti e lepri pasquali ha origine nelle culture dell’ Europa occidentale. Le lepri e i conigli, animali particolarmente prolifici, in primavera si possono vedere correre nei prati e scatenarsi in danze amorose. Così anche loro che erano simbolo rinascita della natura e della fertilità, con il cristianesimo divennero simboli della Resurrezione.

Anche se l’usanza del coniglietto pasquale non è una tradizione originaria italiana, negli ultimi anni nelle pasticcerie e nei supermercati, sono comparsi coniglietti di cioccolata o di peluche. Addirittura in tanti e paesi e città, il giorno di Pasqua si organizzano le caccia alle uova con protagonista il coniglio chiamato Pasquale. Il massimo della sintesi della simbologia pasquale!

L’uovo arcobaleno di Eleonora Bellini

Quando l’ho aperto, con stupore
ho trovato sorprese d’ogni colore:
giallo il sorriso d’un cinesino,
rosso il canto di un algerino,

azzurro il sorriso di uno svedese,
verde la capriola di un portoghese,
violetta la danza di mille bambine,
indaco i suoni di mille ocarine.

E arancione rotondo e paffuto
un sole caldo di benvenuto,
un sole caldo paffuto e rotondo
uguale per tutti i bimbi del mondo.


¿Quién muere?

Chi muore?

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia di vestire un colore nuovo,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero al bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente,
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare.

Muore lentamente,
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore,
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità.

“Ode alla vita”, di Martha Medeiros