La fine gloriosa del mese di Aprile

A scuola Aprile finisce con una manifestazione sportiva. E’ stata una bella giornata che ha coinvolto tutto l’istituto, dai più piccoli ai più grandi. Una giornata di festa e di colori, una giornata passata all’aperto in un bell’impianto sportivo comunale. I bambini durante le pause sono stati liberi di giocare sul prato, senza distinzioni di classe, con fratelli e sorelle, genitori, nonni e zii. Tutti controllavamo tutti.

Di solito queste manifestazioni sono un film dell’horror della sorveglianza e del controllo. Invece è andata benissimo. I bambini si sono comportati molto bene, non solo i miei alunni, ma anche gli altri. Io sono del parere che le cose s’imparano facendole, pazienza se a volte non vengono perfette o ci si aspetta di più. La prossima volta andrà meglio, si correggono gli errori commessi.

Infatti, era la terza volta che proponevamo questo tipo di manifestazione, che ha visto la partecipazione attiva alle gare anche dei genitori e degli insegnanti. Abbiamo sempre cambiato la location e devo dire che finalmente abbiamo trovato quella definitiva.

Nessuno si è annoiato e tutto è filato liscio, tanto è vero che abbiamo terminato con un’ora in anticipo! Più fai le cose e più le migliori. Secondo me è stata azzeccata anche la data, tanto i bambini non avevano ripreso il ritmo delle attività scolastiche!


Benedette lunghe vacanze pasquali!

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Quest’anno per Pasqua, invece dei soliti risicati cinque giorni, con i ponti del 25 aprile e di domenica 28, nella mia scuola abbiamo avuto undici giorni di vacanza. Alcune scuole hanno proseguito fino al 1 maggio, ottenendo 14 giorni di vacanza. Come al solito molti giornalisti, genitori e associazioni si sono lamentate della lunghezza di queste vacanze, ma sono state davvero necessarie. Tutti eravamo allo stremo, bambini, insegnanti, collaboratori scolastici, applicati di segreteria e pure il dirigente non era messo bene.

Le migliori scuole mondiali prevedono uno stacco scolastico di una settimana ogni sei. Il cervello dei docenti e degli alunni ha bisogno di pausa. L’ho verificato sulla mia pelle. Non è vero che i bambini si dimenticano tutto, basta poco per riprendere il ritmo, anche se al rientro hanno nostalgia dei bei giorni passati lontani dalla scuola. In verità molti si annoiano, non vanno da nessuna parte e non hanno possibilità di incontrare coetanei al di fuori della scuola.

Ho dato pochissimi compiti: leggere a volontà, ripassare gli argomenti di storia e geografia, sistemarsi i quaderni di riflessione linguistica e testi, completare i disegni incompiuti.

Sono sicura che non tutti avranno eseguito le consegne, qualche quaderno sarà ancora incompleto, così i disegni. Qualcun oggi si sarà alzato presto perché durante la notte il rimorso e la paura l’avrà tenuto sveglio. Tutto normale e non mi farò cruccio di questo.

Io sono stata più pigra di loro, solo stamani ho ripreso in mano i libri e le mie agende, ho il turno pomeridiano! Ero davvero provata e stanca. Ormai parlavo al contrario e per eseguire un’attività impiegavo il triplo del tempo, spesso poi il lavoro era da rifare. In una parola ero esaurita, ero come una pila scarica. Anche se per noi è stato un periodo emotivamente straziante, sono riuscita a riposare almeno il corpo, la mente un po’ meno. Solo negli ultimi due giorni i pensieri hanno cominciato a scorrere e non ad aggrovigliarsi. Comunque mi sento pronta per le ultime settimane di scuola.

Come si può risolvere l’emergenza educativa dei giorni nostri

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Sempre più frequentemente arrivano notizie e filmati terrificanti di ciò che talvolta succede nelle aule scolastiche.  Leggiamo e vediamo che sono in mano a giovani che bullizzano coetanei, mancano di rispetto ai loro docenti, arrivando talvolta ad umiliarli, irriderli, picchiarli o addirittura ferirli con armi da taglio. Capita anche che i docenti  o i presidi vengano malmenati da genitori o da bruti da loro delegati.

In tanti rimangono sorpresi da queste notizie, alcuni pensano che questi episodi riguardino solo certi indirizzi di scuole e non altri, altri ancora pensano che queste vicende accadano solo nelle scuole di periferia o in quartieri malfamati. Se leggiamo attentamente le cronache vediamo che invece sono coinvolti anche alunni di scuole che hanno una buona reputazione o che sono al centro delle città. Si rimane sorpresi anche del fatto che tra i ragazzi protagonisti di quesi gesti ci siano figli di famiglie considerate perbene.

Molti rimangono sorpresi, si interrogano e propongono soluzioni. Tutti hanno qualcosa da dire, ma raramente vengono ascoltati i docenti. In questi mesi ho letto tanti articoli, ascoltato molte interviste, ho seguito dibattiti televisivi, ma pochi hanno dato voce ai maestri e i professori.  Quando succede è perché è successo qualcosa di grave, l’insegnante è sotto choc, gli si chiede se ha perdonato il colpevole. Si cerca il titolo ad effetto per il tg o l’articolo del giornale. Pochi approfondiscono e stanno ad ascoltare quello che hanno da dire i docenti che vivono la scuola ogni giorno.

Per anni abbiamo sottolineato che la situazione stava degenerando. Per anni abbiamo  parlato nei consigli di classe e interclasse o nei collegi dei docenti. Circa vent’anni fa gli episodi erano sporadici, limitati a pochi casi di alunni che vivevano situazioni particolari. Si risolveva chiamando i genitori che poi intervenivano e rimettevano in riga il proprio figlio. Poi pian piano la situazione è precipitata, fino ad arrivare all’emergenza educativa di oggi. Sottolineo che quello che affiora è la punta di un iceberg gigantesco, che tocca tutta l’Italia, tutte le generazioni scolastiche. Anche io potrei citare degli esempi della mia scuola primaria o della scuola materna, che fortunatamente non vedono protagonisti gli alunni, ma genitori intemperanti. Mentre nella scuola media del mio paese sono alcuni ragazzi che si sono resi protagonisti di casi simili a quelli dei filmati.  So anche di alcuni episodi nelle scuole medie dei paesi limitrofi. In tutti i casi sono stati presi dei provvedimenti, all’inizio blandi e poi sempre più severi. Ma la situazione non migliora, anzi, peggiora.

Chiediamoci come mai. La situazione è complessa e non riguarda solo la scuola. I ragazzi e le ragazze non diventano intemperanti varcando la soglia dell’edificio scolastico, mentre negli altri ambienti sono bravi e rispettosi. I miei alunni vivaci lo sono anche al catechismo, a calcio e le feste di compleanno. Se c’è l’educazione da parte della famiglia che s’impegna ad educare e a correggere il proprio figlio, quest’educazione si manifesta in ogni ambito sociale. La verità è che spesso le famiglie rifiutano il loro ruolo educativo e lo demandano ad altri. E’ più comodo e sbrigativo, accontentare in tutto e per tutto i figli e poi lasciare la parte dei cattivi ai docenti, catechisti, educatori e istruttori. E’ più facile protestare quando i ragazzi vengono sgridati, puniti o esclusi dal gruppo per le intemperanze o la maleducazione. I genitori vorrebbero che nel gruppo i propri figli avessero le stesse attenzioni o vizi che hanno in famiglia. Non si può. Il gruppo è composto da singoli, ma non si possono avere le stesse attenzioni o vizi. Spesso i genitori lo scordano o vorrebbero un occhio di riguardo per il figlio. Se per ovvi motivi questo non succede si pensa che il docente o educatore ce l’abbia con il ragazzo, o con la famiglia. Arrivano alle minacciare e mettere pressione ai maestri e professori,  di parlare con il preside o di ricorrere ai carabinieri, fino ad arrivare agli insulti o alle botte.

Credo che ormai si sia arrivati a toccare il fondo, e che finalmente ci sia una presa di coscienza dello stato educativo in cui versa la Nazione intera in ogni ambito sociale. Pensiamo alla maleducazione imperante giorno e notte nelle reti televisive.  Pensiamo ad alcuni personaggi chiamati appositamente nelle trasmissioni per insultare volgarmente chiunque. Pensiamo a quello che succede negli stadi o nelle tribune delle competizioni sportive di adulti e ragazzi. Pensiamo alla devastazione dei luoghi pubblici, parchi e piazze, ripulite faticosamente e distrutte nel giro di poche ore. Pensiamo a come trattiamo i mezzi pubblici, treni, autobus e metropolitane.

Prendiamo coscienza che l’emergenza educativa è nazionale e riguarda tutti: bambini, ragazzi e adulti, maschi e femmine. Prendiamone coscienza e chiediamo che siano presi provvedimenti di emergenza e che è necessario varare un piano educativo che coinvolga tutti: politici, amministratori, scuole, famiglie,  sindacati, giornalisti, televisioni, comunità religiose, società sportive e ricreative, e tutti i lavoratori.

Mi chiedo ad esempio quanto influiscano  a livello educativo i terribili orari di lavoro a cui vengono sottoposti molti genitori, mamme e papà, che non possono prendersi cura personalmente dei figli demandando ad altri la loro educazione? L’educazione e la cura dei figli chiede tempo, pazienza e calma. Quanto possono essere calmi e pazienti un papà o una mamma che tornano tardi, che hanno quasi tutti i fine settimana impegnati con il lavoro?

I genitori inoltre vanno richiamati, ascoltati, sostenuti e incoraggiati, ascoltati. Ne hanno estremamente bisogno. E’ vero che nel nostro orario ci sono 80 ore di lavoro annuali da ripartire nelle attività funzionali all’insegnamento, ma queste sono dedicate a riunioni collegiali e commissioni. Pochissime ore, sei nel mio istituto, riguardano il colloqui generali. Se poi ho necessità di parlare con un genitore, lo convoco in orario extra per me, non retribuito. Lo faccio perché è necessario e lo ritengo giusto, ma non ritengo giusto che lo faccia gratuitamente. Non è professionale che lo faccia su base volontaria, perché è una necessità e un dovere inerente l’azione educativa.

Si dice che bisogna fare una riforma delle scuola. Negli ultimi decenni tutti i governi hanno provveduto a fare delle riforme nella scuola, con il bel risultato che abbiamo sotto gli occhi. Anche se solo a sentir dire una nuova riforma della scuola mi si accappona la pelle, credo che sia necessaria farne una seria, che parta dall’ascolto vero, profondo dei docenti, che sanno che cosa va bene e cosa va male. Noi possiamo proporre nuove soluzioni, possiamo sperimentarle e correggerle. Non si può pensare che tutto possa andar bene in tutte le realtà.  Abbiamo bisogno di riflettere con calma e di tempo.

Non si può pensare di fare una riforma scolastica in pochi mesi senza sentire i docenti, o far finta di sentirli. Il fallimento e lo scontento delle ultime riforme è dichiarato. Non si può continuare così. Solo con la riflessione e il coinvolgimento di tutti si potranno mettere in campo azioni educative veramente efficaci che cambino le sorti di questo Paese. 

 

 

 

 

 

 

Il lunedì di Speranza #7 Riconnettersi dopo gli scrutini

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Maestra, ti ho portato un regalo. L’ho fatto io.

Non riesco a trovare le parole per descrivere la leggerezza e la gioia che ho provato mentre andavo via da scuola dopo aver posto l’ultima firma nel verbale degli scrutini. Era venerdì’ pomeriggio e mi aspettavano quattro giorni di vacanza, oltre al fine settimana nella nostra scuola ci sono due giorni per le vacanze di Carnevale. Domani, martedì grasso,  c’è la vacanza prevista dal calendario scolastico regionale sardo, mentre oggi, lunedì, è giorno di vacanza stabilito dal consiglio d’istituto già a giugno dello scorso anno e comunicata tempestivamente ai genitori. Tutte le scuole italiane hanno a disposizione due giorni di vacanza da disporre come si vuole. Gli insegnanti al Collegio dei docenti propongono delle date e poi il Consiglio d’Istituto può accettare le date o cambiarle. Di solito vanno bene quelle proposte dal Collegio. I bambini e gli insegnanti del tempo pieno hanno il sabato libero, ecco perché mi sono ritrovata, con sommo gaudio, ad avere quattro gironi di vacanza di fila.

Dicevo della mia sensazione di leggerezza e libertà dopo gli scrutini. E’ un evento eccezionale perché di solito gli scrutini sono dopo le vacanze di Carnevale. Questo vuol dire ho sempre trascorso queste giornate china sulle verifiche, a compilare i registri cartacei, o a farmi diventare gli occhi strabici sul pc, con il volume della tv basso per seguire la Sartiglia di Oristano o il Carnevale di Tempio.

Quest’anno no, non ho previsto di fare grandi cose, ma di riposarmi tanto, visto che Gennaio è stato un mese faticoso che mi ha visto a combattere su più fronti. Prima il problema dei calcoli renali che mi ha portato via tempo ed energie. Poi una causa giudiziaria che ci ha tenuti impegnati cinque anni. Un’ eredità contestata, e causa persa ingiustamente con grande sgomento e scoramento da parte di tutta la famiglia, zii e cugini compresi. La verità giudiziaria molte volte non coincide con la verità vera e fa diventare nero quello che è bianco. E’ dura da digerire e come dice l’avvocato: non la digerirete mai. Però non voglio che questa sentenza sia la nostra pietra tombale, anzi! Chi vince a volte non considera ciò che ha perso: la pace e il poter contare in futuro sui consanguinei che hai calpestato in ogni modo. Mi piego alle alla volontà giudiziaria ma non mi considero sconfitta. Ora inizia il bello.

Così per prepararmi a ripartire con il nuovo quadrimestre, sabato ho messo a posto la casa e ho riordinato i libri e i quaderni, sbarazzato la scrivania, sistemato la libreria. E’ tutto pronto per ricominciare. Invece ieri ho invitato a pranzo tutta la mia famiglia e l’ho trascorso a cucinare e a condividere cibo e momenti di serenità con i miei cari. A fine serata siamo andati a trovare la mamma di Mylove e lì abbiamo trovato gli altri nipoti. Insomma abbiamo trascorso un fine settimana in famiglia. Abbiamo commentato Sanremo, che anche se l’ho visto pochissimo in diretta, l’ho seguito nei tg e nelle altre trasmissioni dedicate. Mi fa piacere che sia stato un bel momento di allegria e spensieratezza nazionale, visto che le brutture e i bruti sono sempre lì pronti a deprimerci. Bravo Claudio Baglioni!

Oggi sono sola a casa, fuori piove e c’è freddo. Non mi lamento perché l‘acqua serve sempre, e in alcune zone sarde sono già iniziate le restrizioni idriche. Mi dedico un po’ al blog che ultimamente ho trascurato un pochino. Medito anche un po’ di cambiamenti nel blog. Dopo mesi e mesi di riflessione ho deciso di non chiudere il blog. Credo di aver passato la crisi del che ci sto a fare qui; perché scrivo qui e non un diario privato’; ma soprattutto a chi interessa quello che scrivo? Però ho bisogno di cambiare qualcosa, come quando tinteggi la casa e sposti la mobilia e compri qualche pezzo di arredamento nuovo. O cambi taglio dei capelli e adotti un nuovo look nel vestire. Tu rimani la stessa ma stai decisamente meglio.

Torna a scuola, Speranza

Eccomi a scuola, prima a salutare colleghi e collaboratori. Qualcuna delle colleghe non si era accorta che mancassi. Non è strano perché con il tempo pieno faccio degli orari alquanto particolari e non avevo scritto nulla neanche nelle chat della scuola. Una seria e una per le stupidaggini. E poi loro, i bambini, già sulla porta con i sorrisi smaglianti, felici; che mi hanno riscaldato con il loro affetto, sommerso di racconti mentre si toglievano i giubbotti  e andavano a registrarsi per la mensa. Tutti volevano essere ascoltati, contemporaneamente, ovvio! Li ho fatti parlare tutti a turno, ci abbiamo messo due ore. Ci vuole tempo per ascoltare e disciplinare la conversazione con 23 bambini . Passato il loro turno, poi volevano riprendere la parola. Un mese o poco meno era lungo da raccontare. Per tutte le Barbie e le Lego del mondo universo! Esilaranti i racconti sui Babbo Natale, qualcuno se lo è trovato in salotto ed è stato portato in pigiama a fare un giro sulla slitta. Qualche Befana ha fatto spaventare le mamme e  gli lanciato, come pietre, caramelle e cioccolati. Qualcuno ha fatto gli esperimenti con i petardi, qualcun altro è stato in Continente o all’estero, altri hanno dormito dai nonni, o parenti. Un mondo gioioso e divertente. Orgogliosi mi hanno raccontato che la notte di Capodanno sono andati a letto tardissimo e poi i giorni seguenti erano zombie. Mi sono sforzata nel non farmi prendere dalla fretta, nonostante le lancette girassero velocemente. Nonostante qualcuno si annoiasse e cercava di parlare con il vicino. Alla fine però eravamo contenti tutti, anche se abbiamo iniziato la ricreazione al suono della seconda campana, quella che segnava la fine.

Avevano la possibilità di dire qualcosa anche sui giorni passati con la supplente, molti non hanno voluto parlare, altri hanno detto che gli sono mancata e che erano giorni bruttissimi. La bambina che avevo a fianco sottovoce mi ha detto: – Anche a me sei mancata tantissimo, sei la mia maestra preferita.  – Anche se ti sgrido tanto? – Sì, anche se mi sgridi tantissimo, sei sempre la mia maestra preferita.

Che dire? Sono felice di essere tornata e di averli trovati così!

Si rientra

  • Domani tornerò a scuola. Che bello! La rappresentante dei genitori mi ha fatto sapere che mi stanno aspettando con ansia e sono felicissimi del mio rientro.
  • Pure io sono felice di tornare alla mia vita normale. Siamo già a metà settimana, e avrò due giorni leggeri, così potrò riprendere con gradualità. Per prima cosa li saluterò uno per uno, ci siederemo in cerchio e a turno tutti parleremo. Potranno parlare delle vacanze di Natale, sarà interessante sentire cosa ricordano, oppure potranno esprimere i loro pensieri su questi giorni passati a scuola con un’insegnante diversa.
  • Volutamente non ho mandato alcuna indicazione alla supplente, la mia collega di classe ha detto che era brava. Ci ha fatto i complimenti per il livello di apprendimento e per il comportamento. Sono riscontri importanti sia per noi insegnanti, sia per i bambini. Non abbiamo angeli o belle statuine, ma bambini. È importante che si sappiamo ben  rapportare anche con gli estranei e che sappiano gestire le nuove situazioni senza la supervisione ossessiva dell’insegnante prevalente.
  • L’autonomia. È un tasto che batto continuamente con i genitori che vedono i loro figli sempre troppo piccoli e bisognosi di essere continuamente seguiti. Fino all’asfissia e alla conseguente ribellione.
  • Mi siete mancati, piccole pesti. A domani.

 

Primi di giorni dell’anno

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Le vacanze sono terminate, le feste sono ormai lontane, nelle strade e piazze sono quasi scomparsi i segni del Natale.  La vita ha ripreso il suo solito corso, i bambini sono tornati a scuola ma io sono a casa, non per la solita influenza, bensì per una colica vescicale (non so se esiste il termine medico) che, sabato 6 gennaio, mi ha portato in pronto soccorso. Avevo un calcolo tondo tondo di quasi un centimetro che mai sarebbe uscito da solo e che è stato frantumato e asportato in Day Hospital

Chi ha partorito naturalmente e provato le coliche renali dice che queste ultime sono ben più dolorose. Non posso far paragoni, ma devo dire che prima dell’operazione ho sofferto molto e che ora, due giorni dopo sono tornata alla vita normale. Quasi: le mie visite alla toilette sono numerose e urgenti. Ma sembra che tutto si stia normalizzando. 

Sono grata al nostro sistema sanitario che ha risolto il mio problema con professionalità e nel minor tempo possibile. Certo, ci sono cose da migliorare. Ma davvero si merita un bell’otto.

 Non vedo l’ora di tornare a scuola e mettere a posto casa. Ho ancora tutto il Natale dentro. Mia madre voleva smantellare tutto, ma non ho consentito, smantellare è semplice, ma il difficile è riporre  e pulire. Poi devo dire che tra tutte le cose fastidiose di questo periodo, le decorazioni natalizie fuori tempo sono il minimo  fastidio.

Mi dispiace di più non essere potuta andare al funerale di una persona a me cara. Mi dispiace di più non essere potuta andare con maggiore frequenza a trovare in ospedale la mia collega, ora in pensione, ricoverata dal primo giorno di vacanza. E’ due anni che combatte come una leonessa, ma le munizioni sono terminate e quando siamo andate a trovarla l’ultima volta, ce lo ha detto chiaramente, dandoci istruzioni per il funerale. Eravamo in tre e io e un’altra siamo  rimaste senza fiato. Meno male che una di noi le ha risposto e ha dialogato. Io nulla, sono rimasta gelata. E non sono riuscita più ad andare a trovarla, prima per un bruttissimo raffreddore e poi per questo nuovo stop. Spero di riuscire a vederla ancora. E’ una collega che conosco dagli inizi della mia carriera, quando ero ancora supplente. È stata, insieme ad altre maestre, un pilastro della nostra scuola. La nostra scuola ha molti difetti, ma anche molto pregi: lavoriamo molto e accogliamo tutti quelli che arrivano, siano essi alunni che colleghi. Chi arriva per la prima volta dice che quest’aria si respira appena si varca la soglia. Noi non ce ne accorgiamo, perché vediamo solo i difetti e le cose che non vanno, ma quando ci fanno i complimenti e ci dicono che vogliono tornare siamo molto orgogliose. Io almeno si, perché anche io contribuisco con il mio modo di fare e accogliere e a rendere questa bella atmosfera. E questo modo di fare me l’hanno trasmesso le mie colleghe più esperte. Ora che stanno loro stanno andando in pensione tocca a noi accogliere e fare l’esempio alle più giovani.