Fuori dal tunnel: c’è un altro tunnel

L’ultimo post risale agli inizi di maggio, era un post brutto e negativo. Non ci crederete mai, ma le cose sul fronte della salute sono andate peggiorando fino ad arrivare ad un ricovero d’urgenza con ambulanza. Ho così scoperto che quei dolori atroci alla schiena e all’addome non erano altro che calcoli renali. Un dolore atroce che mi ha perseguitato per settimane fino a capire che cosa lo provocasse. Qualche medico ha avuto il sospetto che fosse appendicite acuta, l’ecografia fatta la settimana prima del ricovero mostrava un rene dilatato ma nessun calcolo. Si era ben nascosto. In ospedale l’hanno trovato, ma dal momento che era piccolo mi hanno dimesso il giorno dopo con una cura da cavallo: 10 giorni di cortisone, diuretico e la prescrizione di bere tanta acqua. La cura, come si suol dire spesso è peggio della malattia,  mi ha ridotto in condizioni pietose. Senza energia, vitamine e sali minerali, perché bere tanto tanto non fa mica affatto bene! Per rimettermi su ho preso degli integratori che mi hanno provocato colite e gastrite di quelle con i fiocchi!

La settimana scorsa pur se non stavo benissimo sono rientrata a scuola per merito del patto fatto con il preside che mi condonava le verifiche scritte, le correzioni e soprattutto le registrazioni sul registro elettronico, che ero impossibilitata per le nausee e l’offuscamento della vista al pc! Se così non fosse stato avrei chiesto altri giorni di malattia e chi si è visto s’è visto. Lentamente la situazione sta tornando alla normalità. Lentamente sto portando avanti i miei compiti. Il fatto che possa scrivere un post nel blog è sicuramente un successo.

Nel frattempo la gioia del rientro è stata offuscata dalla diagnosi, di quelle che lasciano pochi margini alla speranza,  che ha raggiunto una mia carissima collega.

Non c’è proprio verso di tirar su quest’anno nefasto per me e per molti di quelli che mi stanno attorno. Vi assicuro che anche la Fede  è messa a dura prova.

Un po’ di consolazione arriva dall’affetto dei bambini, dalla voglia di andare avanti nonostante tutto, da queste belle giornate estive che fanno aprire le finestre e fanno  tornare la voglia di rivedere il mare.

Un caro saluto a chi passa di qua.

 

 

 

Venerdì Santo 2016

Oggi è Venerdì santo, giorno in cui noi cristiani  facciamo memoria e riflettiamo sulla morte di Gesù Cristo. Tutto è iniziato da lì: dalla sua morte e dalla sua resurrezione. Il nostro essere occidentali ed europei deriva in gran parte dal primo Venerdì santo della storia.

Il pensiero , le leggi e il modo nostro modo di vivere  si è affinato nei secoli. Certo non tutto va come dovrebbe andare e non sempre siamo consapevoli di quello che siamo, tanto meno di quello che siamo stati, del lungo cammino che abbiamo dovuto fare per giungere a vivere in libertà, pace e democrazia. Siamo un po’ confusi su quello che saremo e non sappiamo bene quali siano le decisioni migliori da prendere per continuare a percorrere la strada indicata da chi ci ha preceduto. Ma indietro non si torna, non vogliamo la barbarie. Non vogliamo l’occhio per occhio, anche a costo di sembrare stupidi e indifesi.

Questo è quello a cui anelano milioni di persone che bussano ai nostri confini. Perché seppure imperfetta la nostra cultura fa vivere la gente libera e in pace. Per  il momento è la migliore possibile.

Stamani ho trovato il bellissimo articolo di una coraggiosa  giornalista saudita, nel quale mettendo in evidenza il tormento del mondo musulmano dà una ragione del nostro essere cristiani e occidentali e mi ha portato a scrivere queste righe.

Ho preferito copiarlo  interamente e non solo  linkarlo perché voglio ritrovarlo sempre. Non voglio che vada perduto nel grande mare della rete.

Buona lettura. Buon venerdì santo

Immaginate se i cristiani si comportassero come i terroristi islamici”

La giornalista saudita Nadine Al-Budair, che vive in Qatar, ha scritto un articolo per il quotidiano kuwaitiano Al-Rai in cui ha invitato il mondo musulmano ad esaminare se stesso invece di condannare l’Occidente:

“Immaginate che i giovani occidentali vengano qui e compiano una missione suicida in una delle nostre piazze in nome della Croce.

Immaginate di sentire le voci di monaci e sacerdoti, provenienti da chiese e luoghi di preghiera dentro e fuori il mondo arabo, che urlano negli altoparlanti e lanciano accuse contro i musulmani, chiamandoli infedeli e cantando: ‘Dio, elimina i musulmani e sconfiggili tutti’.

Immaginate che noi avessimo fornito ad un numero infinito di gruppi stranieri carte d’identità, cittadinanze, visti, posti di lavoro, istruzione gratuita, moderna assistenza sanitaria gratuita, previdenza sociale e così via, e che poi sia uscito fuori un membro di uno di questi gruppi, consumato dall’odio e dalla sete di sangue, e abbia ucciso i nostri figli nelle nostre strade, nei nostri edifici, negli uffici dei nostri giornali, nelle nostre moschee e nelle nostre scuole.

Queste immagini sono lontane dalla mente del terrorista arabo o musulmano, perché ha la certezza che l’Occidente sia umanitario e che il cittadino occidentale si rifiuti di rispondere così ai barbari crimini [dei terroristi islamici]. Nonostante gli atti terroristici di Al-Qaeda e dell’ISIS, noi stiamo sul suolo [occidentale] da anni senza alcun timore o preoccupazione. Milioni di musulmani – turisti, immigrati, studenti e persone in cerca di lavoro – hanno le porte aperte e le strade sicure.

E’ strano che noi condanniamo [l’Occidente] invece di affrontare ciò che sta accadendo in mezzo a noi: i modi estremisti in cui interpretiamo la sharia e il nostro atteggiamento reazionario l’uno verso l’altro e verso il mondo. E’ strano che noi condanniamo invece di chiedere scusa al mondo.

Certi opinionisti arabi promuovono un messaggio patetico e recitano all’orecchio del loro amico le stesse parole che lui ha ripetuto milioni di volte [riferendosi ai terroristi musulmani]: ‘Quelli non rappresentano l’islam, ma solo se stessi’.

Questo è tutto quello che [sappiamo fare]: assolverci dalla colpa.”

 

Eccomi qua!

Questo blog va rilento. Ho perso un po’ la verve di scrivere nel blog . Il mondo web negli ultimi anni è cambiato. Si usano altri social, più immediati come fb, twitter, wathsapp, instagram. Pure io li uso. Ognuno ha la sua caratteristica, tutto scorre velocemente, botta e risposta. Qualunque cosa può dare adito a guerre e schieramenti pro-contro. Cattiverie allucinanti. Molti non tengono conto che dietro un account c’è una persona. Ma come mio solito sto ben guardinga, e prendo solo il bello, tutto il resto è noia

Anche se ultimamente ho perso la vena, scrivere dei post mi piace sempre. Sono  più meditati, li ritrovi lì dove li hai lasciati, anche a distanza di tre settimane. Ti chiedi: cavoli ero così illuminata o incasinata, ma che diamine ho scritto? Qualcuno, gentile, lascia pure dei commenti, sempre graditi!

In questi anni di vita da blogger sono cambiata. Il primo blog era nato quando rincorrevo la cicogna. Questo è nato per cominciare una vita positiva.  Una vita che non venisse schiacciata da quel sogno infranto. La vita è bella e va goduta sempre, con quel pacchetto che hai. Non ricordo chi diceva: se la vita ti dà limoni, fatti una limonata. Aggiungo un po’ di zucchero o miele, e via!

Nonostante tutta la positività e la voglia di non soccombere mai, la vita ci dà anche spine di carciofo spinoso dop.  In queste settimane di assenza non ne sono mancate. All’inizio della scorsa settimana, mentre andavo a scuola sono caduta distesa a terra. Pioveva, guardavo in terra dove mettevo i piedi e all’improvviso ho visto il cielo grigio sopra di me. Fortunatamente niente di rotto, ma un dolore atroce! Che sta scemando lentamente. Troppo lentamente. Ovviamente non sono in grado di andare a scuola e di tenere le classi. Ne avrò fino agli inizi di marzo. Oggi è il primo giorno in cui posso stare seduta senza  sentire troppo dolore.

E poi non so come scriverlo, qualcuno penserà male, ma nel frattempo è morto un fratello di mia madre. Quasi novantenne. Era lo zio che aveva studiato, a cui tutti per molto tempo  si rivolgevano per sbrigare pratiche in comune o negli uffici di Cagliari. Poi siamo cresciuti, abbiamo studiato e non c’era più bisogno di disturbarlo, ma lui era sempre un punto di riferimento. Ha accudito per tanti anni la moglie malata di Alzheimer  e quando è morta è crollato pure lui, a poco a poco ha perso l’autonomia. Purtroppo l’avidità del figlio l’ha allontanato dai fratelli e dalle sorelle. E’ morto così senza l’affetto della sua famiglia di origine. Tremendo. E’ una cosa che mi fa star male. Non è giusto, morire così dopo che hai fatto tanto per tutti.

Caro zio, ora che sei lassù, sai che non ce l’ho con te. Ho sempre saputo che non sei stato il carnefice, ma anche tu vittima come noi. Ma ora che sei libero da tutto, aiutaci a sbrogliare la matassa, che è molto ingarbugliata, ma non impossibile da risolvere. Aiutaci. Non ti lascio in pace fino a quando non è risolto tutto.

Ciao zio. A ti biri in celu!

 

Siamo sempre qui

Siamo sempre qui. Così ho detto a mia zia nella sala mortuaria dell’ospedale dove piangevamo il marito di mia cugina. Morto di un cancro nei giorni scorsi. Il tempo di scoprire che era malato e già lo stavamo seppellendo. 60 anni.

Non ci posso ancora credere. Il mese scorso è venuto a casa per farci dei lavori. Era stato all’ospedale la settimana precedente per accertamenti ed era un po’ pallido e affaticato. Ma non pensavamo fosse così grave. Abbiamo riso, scherzato, progettato alcuni lavori da fare in primavera. Invece lo abbiamo accompagnato nel suo ultimo viaggio. C’era un’atmosfera irreale. Eravamo lì straniti, quasi a chiederci, diamine ci facciamo qui?

Quella strada, verso il cimitero,  purtroppo la conosciamo troppo bene, non la possiamo certo dimenticare, ogni due per tre, ci si ritrova lì. In questi ultimi anni l’abbiamo percorsa troppe volte.

Molti  amici e parenti sono andati via. Mi mancano tutti.

Per tutto quello di bello che mi hanno dato li tengo sempre presenti e sorrido al ricordo di quello che hanno detto o fatto.

Grazie per il vostro esempio. A si biri in su cielu

Diario di lettura 2015. Maggio

A maggio ho letto solo due libri a causa della stanchezza e degli impegni delle prime due settimane. Poi frugando in Instagram, una nuova passione, mi sono imbattuta vari in un profilo che mi ha incuriosito molto, quello di Elizabeth Gilbert. Probabilmente il nome anche a voi non dirà nulla, ma se dico Mangia, prega, ama vi verrà in mente qualcosa. Ebbene sì è l’autrice del libro. Pur avendo visto il film, non sapevo o non ricordavo, che fosse tratto da un libro, che fosse una storia vera! Per  cui questo mese ho letto 17) Mangia, prega, ama e 18) Giuro che non mi sposo, che è la continuazione del primo. Mi sono piaciuti entrambi, ogni tanto ho bisogno di libri del genere.

Il primo è molto profondo, cosa che non non avevo intuito dopo aver visto il film. Con estrema sincerità l’autrice racconta il suo percorso di ricerca e crescita dopo la catastrofe del divorzio.

Nel secondo Liz esamina l’istituzione del matrimonio. Ha condotto una seria ricerca sul matrimonio, esaminata in tutti i suoi aspetti, sociali, legislativi, religiosi, morali. Ho trovato alcuni passi veramente illuminanti, abituata a pensare matrimonio sì, civile o religioso, convivenza nì.

Strabiliante, e vera, la tesi che il matrimonio per la donna, è sempre svantaggioso in tutte le parti del mondo, in tutte le culture, dalla più semplice a quella organizzata. E’ l’uomo che ci guadagna sempre anche solo in termini di aumento di anni di vita .

Sbalorditiva poi la tesi riportata di un inglese, che il matrimonio è un’azione sovversiva addirittura contro gli stati e le varie confessioni religiose, che cercano di controllare la vita della famiglia, ma poi chiusa la porta di casa ognuno fa quello che vuole! Vero, verissimo anche per me!

Questi due libri sono arrivati al momento giusto, si dice che niente avviene per caso!

Buon lunedì e buon inizio di giugno a tutti.

 

Così così

Non scrivo molto.  Anzi diciamo la verità, scrivo pochissimo. E sta per arrivare un rimprovero da parte di Sandra, a cui non piacciono i blog fermi. Ha ragione. Le parole hanno un peso, quelle scritte ancora di più e ho paura di scrivere cose sbagliate o di impiegare troppo tempo a scrivere due righe. Forse sono solo stanca, anzi sono stanca. Ho dovuto ammetterlo quando ho scoperto che una cisti del seno si è gonfiata come un uovo nel giro di un giorno. Non ho nulla perché il mese scorso ho fatto ecografia e mammografia e poi è capitato anche altre volte. Dopo tre giorni di banali antinfiammatori  si è già ridotta notevolmente.

La situazione stressante però  non è passata, questa storia dalla riforma della scuola mi sta logorando veramente. Non è una cosa che passa, stravolgerà in negativo la vita di molti, compresa la mia. Inoltre le incombenze di fine anno, i lavori da chiudere, i corsi da terminare, l’aver toccato con mano cosa può fare un dirigente scolastico, con molta facilità, mi ha fatto turbato non poco.

Ultimo, ma non ultimo, lo scandalo del giovane sacerdote accusato e arrestato per pedofilia in un paese non molto lontano dal mio, mi ha rattristato non poco. Le risposte del ex arcivescovo al giornalista  dell’Unione Sarda mi hanno lasciato attonita. Ma che Chiesa è quella della mia diocesi, della mia regione? Sembra marcia fino alle fondamenta. Ieri a messa guardavo i miei compaesani, giovani, anziani, mamme, babbi, bambini. Meritiamo tutto questo? Avevamo le fette di prosciutto negli occhi, o davvero un problema così non ci ha mai riguardato da vicino? Il fatto è che mi riguarda in quanto credente e praticante. Una chiesa così non la voglio, una chiesa che fa il contrario di quello che predica è fuori dalla chiesa. Chi ha sbagliato paghi ora, sapendo che anche pagando niente di quello che è stato fatto ai bambini, ai ragazzi, potrà essere completamente riparato.