Pensavo fosse amore

Va bene essere positivi. Va bene credere, sperare, combattere perché sai che la ruota gira, e ora sono giù. Prima o poi risalirò. Succederà anche questa volta, è matematico. Ma quello che mi spaventa è che c’è troppa gente che sta giù come me. Non per farmi compagnia, proprio perché sta male per conto proprio.

A scuola praticamente il corpo insegnante è dimezzato per malattie, lutti o  perché ci sono famigliari da accudire.

In famiglia abbiamo dei grattacapi da sbrogliare, roba di avvocati, terreni, eredità e parenti   ingordi. Che diamine te ne fai di un metro di terra in più, sapendo che non ti spetta?

Le amicizie. Due amiche carissime hanno ribaltato il loro matrimonio.  Mi è crollato il mondo addosso. Pensavo fosse amore invece era un calesse. Come ho fatto a non accorgermi di nulla?.Anni di malessere, celato dentro il cuore senza far sospettare niente a nessuno. Sto male pensando ai quelli che credevo fossero bei momenti, invece era tutta una finzione. Terribile.

In compenso la mia situazione fisica sta migliorando, ci siamo quasi, ma ho bisogno ancora di tempo per tornare al top. Non posso permettermi il lusso di tornare a scuola ancora ammaccata. In alcune classi ci sono situazioni molto complesse che vanno affrontate solo se si è in forma. Ne va dell’incolumità dei bambini e pure mia!  Spero di poter rientrare al più presto perché stare a casa mi fa pensare troppo, e i pensieri come già detto non sono molto positivi.

Auguro a voi una splendida settimana.

 

 

Eccomi qua!

Questo blog va rilento. Ho perso un po’ la verve di scrivere nel blog . Il mondo web negli ultimi anni è cambiato. Si usano altri social, più immediati come fb, twitter, wathsapp, instagram. Pure io li uso. Ognuno ha la sua caratteristica, tutto scorre velocemente, botta e risposta. Qualunque cosa può dare adito a guerre e schieramenti pro-contro. Cattiverie allucinanti. Molti non tengono conto che dietro un account c’è una persona. Ma come mio solito sto ben guardinga, e prendo solo il bello, tutto il resto è noia

Anche se ultimamente ho perso la vena, scrivere dei post mi piace sempre. Sono  più meditati, li ritrovi lì dove li hai lasciati, anche a distanza di tre settimane. Ti chiedi: cavoli ero così illuminata o incasinata, ma che diamine ho scritto? Qualcuno, gentile, lascia pure dei commenti, sempre graditi!

In questi anni di vita da blogger sono cambiata. Il primo blog era nato quando rincorrevo la cicogna. Questo è nato per cominciare una vita positiva.  Una vita che non venisse schiacciata da quel sogno infranto. La vita è bella e va goduta sempre, con quel pacchetto che hai. Non ricordo chi diceva: se la vita ti dà limoni, fatti una limonata. Aggiungo un po’ di zucchero o miele, e via!

Nonostante tutta la positività e la voglia di non soccombere mai, la vita ci dà anche spine di carciofo spinoso dop.  In queste settimane di assenza non ne sono mancate. All’inizio della scorsa settimana, mentre andavo a scuola sono caduta distesa a terra. Pioveva, guardavo in terra dove mettevo i piedi e all’improvviso ho visto il cielo grigio sopra di me. Fortunatamente niente di rotto, ma un dolore atroce! Che sta scemando lentamente. Troppo lentamente. Ovviamente non sono in grado di andare a scuola e di tenere le classi. Ne avrò fino agli inizi di marzo. Oggi è il primo giorno in cui posso stare seduta senza  sentire troppo dolore.

E poi non so come scriverlo, qualcuno penserà male, ma nel frattempo è morto un fratello di mia madre. Quasi novantenne. Era lo zio che aveva studiato, a cui tutti per molto tempo  si rivolgevano per sbrigare pratiche in comune o negli uffici di Cagliari. Poi siamo cresciuti, abbiamo studiato e non c’era più bisogno di disturbarlo, ma lui era sempre un punto di riferimento. Ha accudito per tanti anni la moglie malata di Alzheimer  e quando è morta è crollato pure lui, a poco a poco ha perso l’autonomia. Purtroppo l’avidità del figlio l’ha allontanato dai fratelli e dalle sorelle. E’ morto così senza l’affetto della sua famiglia di origine. Tremendo. E’ una cosa che mi fa star male. Non è giusto, morire così dopo che hai fatto tanto per tutti.

Caro zio, ora che sei lassù, sai che non ce l’ho con te. Ho sempre saputo che non sei stato il carnefice, ma anche tu vittima come noi. Ma ora che sei libero da tutto, aiutaci a sbrogliare la matassa, che è molto ingarbugliata, ma non impossibile da risolvere. Aiutaci. Non ti lascio in pace fino a quando non è risolto tutto.

Ciao zio. A ti biri in celu!

 

Tutta la stanchezza del mondo

E alla fine è arrivata una stanchezza mostruosa. Di quelle che mi fanno strascicare i piedi, di quelle che mi fanno scordare i nomi e per far capire di chi parlo devo cercare la quinta generazione del soggetto. Va be’, mi è venuto pure il ciclo, puntuale, questa volta. Mi sto assestando sui 28 giorni. Non male, visto che li ho avuti anche di 22 giorni.

Finalmente oggi ho fatto l’ecografia mammaria. Quelle cisti sospette, che non sono andate via due mesi fa, non sono niente di grave, ma sono solo infiammate. Una bella cura di antinfiammatori, keratose, già fatta ripetutamente in passato. Poi a febbraio nuova ecografia e pure la mammografia. Non mi voglio trascurare. Vivere è troppo bello.

Sono uscita dallo studio medico sollevata ma con l’adrenalina sottoterra. Sta finendo un trimestre terribile. Iniziato con un inizio scolastico shoccante e continuato con la fase finale della malattia di mio suocero.

Domani sarà l’ultimo giorno di scuola del 2015. Concludiamo con il Festival delle canzoni natalizie. Pur avendo un’alta presenza di bambini di altre religioni, facciamo tutto secondo tradizione: canti, presepe e albero. Quest’anno non ho preparato nessun canto con nessuna classe. E’ arrivato Natale e neanche me ne sono accorta.  Anche in casa non c’è ancora alcun segno natalizio. Avrei dovuto comprare un albero nuovo, ma non c’era tempo e voglia. Non so ancora se lo farò. Il presepe quello sì. Devo trovare le forze per portar giù gli scatoloni dalla mansarda.

Vorrei dormire per tre giorni di seguito e svegliarmi riposata.