Un’estate da cani

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Pensavo che questo giorno non sarebbe mai arrivato. No, non quello delle elezioni. Beh, veramente anche quello. Sarà una coincidenza, ma oggi mi sono svegliata prestissimo e ho pensato che fosse arrivata l’ora di farlo. Ma me avevo voglia? O era un pensiero effimero? Una di quelle cose che ultimamente penso e poi al momento di farla, dopo essermi ritagliata il tempo, faccio tutt’altro? Anche scaricare la lavastoviglie, cosa che potrei fare dopo o magari lasciare questa non amata incombenza a Marito.
No, no. Oggi è il giorno giusto e la lavastoviglie è lì, aspetta che qualcuno mosso a pietà la scarichi, più tardi con calma.
Oggi è il giorno giusto per scrivere e pubblicare un post, dopo due mesi e mezzo di pausa, in un’estate così bollente che mi ha fatto boccheggiare senza tregua e fatto ripetere spesso: mai più senza condizionatore. È vero, abbiamo resistito, non abbiamo bollette astronomiche rispetto ad altri. Ma è stata davvero dura. Ricorderò quest’estate del 2022, come quella mitica del 2003. Con orrore!
Siamo esauriti, psichicamente distrutti dal caldo e dal continuo abbaiare dei cani dei vicini. Giorno e notte. Se non sono quelli di destra, sono quelli di sinistra. Ma i cani dei vicini di destra sono quelli che rompono di più. Latrano e abbaiano per ogni persona, animale o cosa che passa nei paraggi. Viviamo vicino alla sede del 118, le sirene delle ambulanze le sentono da lontano e cominciano ad abbaiare forsennatamente prima che il nostro udito le percepisca. Non vi dico cosa succede quando passa il camion della nettezza urbana. Il povero postino è una vittima immolata a causa delle raccomandate, che necessitano di firma per la ricezione. Dovrebbero essere già morti più volte per le maledizioni dei vari corrieri.
Anche il buon cane dei dirimpettai, talvolta ulula forte dalla disperazione dopo aver sentito per ore e ore queste povere bestie. Ma quello viene zittito dallo sguardo del padrone. Se insiste dice: embé’?. E quello zitto, sconsolato scodinzolando se ne va.
Dico povere bestie perché cinque, cinque!, cani stanno giorno e notte in un terrazzo 4×4. Non vengono mai portati a fare una sgambata. Mai. Sarà per quello che, invidiosi, abbaiano i loro simili felici che tutti i giorni passano sotto il loro naso, a fianco ai loro padroni orgogliosi. Questi cani fortunati, manco si girano a guardarli, forse impauriti di finire come loro. Reclusi, incarcerati in una prigione a cielo aperto.
In questi anni ho sbroccato parecchie volte, minacciando i vicini di denunciarli, ma niente. La vicina dice che è nel giusto, che sono accuditi bene e che i cani hanno diritto di abbaiare perché è il loro modo di esprimersi.
Ho capito, ma anche noi avremo diritto di esprimerci senza che i cani intervengano nelle nostre chiacchierate! Infatti, se dopo cena siamo in cortile e parliamo a bassa voce, ci abbaiano. Così anche se nel cuore della notte vado in bagno o in cucina a bere un sorso d’acqua. Sono sempre all’erta.
Ora è arrivato l’autunno e le finestre sono per lo più chiuse. Ma l’abbaiare dei cani si sente comunque e per dire la verità non sopportiamo più neanche l’abbaiare più flebile. Abbiamo raggiunto il colmo.
Secondo me non è una situazione normale e per questo, appena i miei impegni me lo permettono, faremo una capatina alla sede della polizia municipale. Non ce la facciamo più.