#31grazie_21 agosto

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Oggi è l’ultimo giorno delle Olimpiadi  di Rio de Janeiro. Anche noi, sebbene impegnati, seguivamo appena potevamo. Non abbiamo fatto le notate o le levatacce per poterle seguire, però ci piaceva tifare per gli Azzurri.

Non pensavo che potessero vincere tante medaglie. Però ben 10 sono quelle di legno, cioè il quarto posto. Tanto legno non lo avevamo mai visto, ci si potrebbe costruire una casetta!

Il mio grazie va a tutti gli atleti, anche non italiani, che hanno avuto la delusione di sfiorare il podio. Quattro anni di sacrifici per tornare a casa a mani vuote.

Ringrazio anche tutti quelli che sono andati oltre la prestazione atletica e hanno dimostrato, anche con un piccolo gesto, che lo spirito olimpico esiste ancora.

Pray for Bruxelles

 

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H. 6.00. mi sveglio e vado in bagno. Riesco a camminare benino, dopo la caduta del mese scorso non mi sono ancora ripresa bene.  Ho cambiato cura, fatto una nuova rx che, meno male,  ha scongiurato fratture. Stamane mi recherò dal medico per farmi prescrivere la fisioterapia ordinata dall’ortopedico. Non posso rientrare a scuola fino a che non finisco le cure.

h 6,15. Ormai non riprenderò più sonno. Accendo il kindle che ha la connessione wifi. Leggo le notizie riguardanti le sette ragazze italiane  dell’Erasmus morte nell’incidente di Tarragona. Mi commuovo a vedere le foto e leggere le loro storie. Storie di giovani che si danno da fare, studiano, ampliano le loro vedute. Le hanno definite la Meglio gioventù. Abbiamo tanti giovani pieni di ottimismo e speranza. Puliti. Carichi di energia come lo si può essere a vent’anni. Non tutto è perduto.

h. 7,50. Dopo aver letto le altre notizie dai giornali online mi decido ad alzarmi. Prendo le medicine, vado nuovamente in bagno. Inizio a preparare la colazione per me e Mylove. La tv è spenta. Mi sono appena sconnessa da internet, che cosa vuoi che sia successo nel frattempo?

h. 8,15. Stiamo finendo di fare colazione. Mylove accende la tv, su sky news 24, lui non sa cosa è successo nel mondo.

h 8,20. Notizia appena arrivata in redazione: c’è stata un’esplosione nell’aeroporto di Bruxelles, alle otto. Guardo l’orologio appeso al muro, non segna neanche le 8,25. Praticamente in diretta. Vaffanculo, urlo. Non ho dubbi, sono ancora loro. Non ci vogliono far vivere.

 

 

Sono musulmano, ma non sono cattivo

Gira in internet il dialogo tra una maestra e un bambino di sette anni. Il bambino, dopo la strage di Charlie Hebdo, le si avvicina e le dice che è musulmano, la maestra risponde che lo sapeva e lui soggiunge: ma non sono cattivo.  Cucciolo della maestra!

Io lo so, come ci si sente ad essere additati negativamente semplicemente perché si fa parte di un popolo. Sono sarda, come sapete orgogliosa di esserlo. Oggi quando dico di vivere in Sardegna gli occhi di chi ascolta si trasformano in cuoricini. Si è stati in Sardegna in vacanza, o si vorrebbe andare, si conosce qualche meravigliosa persona sarda, si è mangiato il porcetto sardo, la bottarga, e via dicendo. Generalmente la gente ama la Sardegna e i sardi. Godiamo una buona percentuale di amabilità. Grazie

Non è stato sempre così, purtroppo fino agli anni novanta avevamo la piaga del banditismo e dei sequestri di persona. Purtroppo non tutti sono tornati a casa. Qualcuno è stato rilasciato con un orecchio mozzato, il povero Soffiantini, tornò a casa privo di entrambe le orecchie. I rapitori non avevano riguardo neanche per bambini, Farouk Kassan aveva solo sette anni e gli tagliarono un orecchio, Soffiantini era anziano. Si dice anche , ma non l’ho trovato scritto da nessuna parte, che le donne venissero violentate. Sembra, ma non sono certa, che la stessa sorte terribile toccò  persino a Fabrizio de André e Dori Grezzi, durante il loro lungo sequestro.

Grazie a Dio, ma soprattutto ai lunghi  sforzi compiuti, i sequestri di persona in Sardegna sono un lontanissimo ricordo e appena capita c’è un piano e uno spiegamento di forze che nel giro di poche ore tutto si risolve.  I delinquenti esistono sempre!

Per lungo tempo dire sardo voleva dire bandito o sequestratore. I sequestratori ovviamente erano pochi, sempre gli stessi. Ma tutti i sardi eravamo additati. Non era per niente bello, anche perché figuratevi cosa c’entrava con quelli lì un’adolescente campidanese. Niente, io stessa avevo una paura matta che assomigliassi a qualcuno e mi rapissero, cosa che in effetti era capitata a qualcuno.

Quindi non credo che essere musulmano voglia dire essere terrorista. Credo invece che qualcuno molto furbo, molto ricco, si serva di poveri ragazzi sbandati e insoddisfatti, gli riempie la testa di versetti e bugie, li faccia drogare e li usi per i loro sporchi interessi.

Le finalità sono sempre le stesse: avere il potere e fare tanti soldi. Tutte le  associazioni a delinquere del mondo hanno questi scopi. Delinquenti così ci sono in tutte le organizzazioni, piccole e grandi. Ci sono nella Chiesa cattolica,  se Papa Francesco muore per morte sospetta, tranquilli che non saranno quelli dell’Isis. Ci sono nello sport,  nelle aziende farmaceutiche, nella politica, nelle associazioni di volontariato…Non solo in Italia eh! Non dimentichiamoci  della mafia russa, di quella giapponese, colombiana, messicana, etc etc etc.

Le prime vittime di questi personaggi, sono questi ragazzi reclutati per farsi esplodere. E’ di oggi la notizia che l’Isis cerca l’ottavo terrorista che era scappato invece di farsi saltare in aria. Disertore!

Ho paura, certo che ho paura, la paura è globale. Quest’estate ad Olbia venne sgominata una cellula terroristica e non ricordo quanti arresti fecero, ma più di dieci di sicuro. Ma non voglio farmi prendere dalla paura, cercherò di essere prudente, ma di continuare a vivere la mia vita. La nostra bellissima vita . Continuerò ad apprezzare la gente e i suoi generosissimi gesti.  Tutto il resto, farà male, ma scivolerà via.

Ciao. Buon fine settimana

 


 

Se qualcuno ha dei beni

Se qualcuno ha dei beni in questo mondo e chiudesse agli altri il cuore nel dolor, come potrebbe  la carità di Dio rimanere in lui?

E’ il ritornello di un canto che sentivo in Chiesa quando ero bambina.  Anche se è da tanto tempo che non lo sento, mi sono ritrovata a canticchiarlo sottovoce più volte in questi giorni. La cronaca degli ultimi due mesi, per me di vacanza e relax, è stata scandita quotidianamente dalla tragedia dei profughi e migranti che cercano di raggiungere l’Europa. All’inizio dell’estate un tipo di giornalismo parziale ci ha fatto credere che solo l’Italia era interessata da quest’emergenza. Spulciando ben bene i giornali online invece è stato facile scoprire che anche altri paesi in condizioni più precarie delle nostre ne sono interessati. I numeri dell’accoglienza della Grecia e della Giordania fanno impallidire quelli italiani.

A sentir certi politici mi viene la nausea e rispondo a voce alta, come fa mio padre ultra ottantottenne, davanti alla tv. Un tasto del telecomando è ossidato visto che non clicco più quel canale razzista, facendo zapping lo sorvolo alla grande. Come si possono dire certe parole di fronte alla tragedia di persone perbene che fuggono dalla povertà, dalla guerra, dalle sevizie di ogni genere? Non possiamo pretendere che rimangano a casa propria a farsi uccidere se non fisicamente, civilmente e moralmente. Noi ci rimarremmo? Non cercheremmo di salvare la nostra vita, quella dei nostri cari? Non rischieremmo il tutto per tutto?

Settant’anni di pace in Europa ci hanno fatto già dimenticare l’orrore, la fame, la paura di quei giorni, quando toccò a  noi. Non tutti rimasero a farsi mitragliare e bombardare. A farsi uccidere. Chi poteva scappava, i civili, le donne i bambini. Persino i Cagliaritani, quando nel ’43 furono bombardati in massa, si rifugiarono nei paesi dell’interno della Sardegna. Già dimenticato! Appena si è saputo che sarebbe arrivata una nave con circa 800 persone, i politici di turno, di tutti i colori, hanno parlato, chiosato, puntualizzato che la Sardegna aveva i suoi problemi, che non si era pronti, che qui, che là. Non era vero, perché si è stati in grado di vestire, scaldare, rifocillare,  curare e accogliere tutti. Il primo soccorso è questo. Niente altro. Questa gente sfortunata non ci vuole stare in Sardegna, lo sa benissimo che non c’è lavoro e pure noi abbiamo i nostri ragazzi che vanno all’estero in cerca di miglior fortuna. Sono solo di passaggio, ma sono felici e  si considerano salvi quando raggiungono la terra ferma, pur se in un’isola. La risposta dei cagliaritani, della gente normale, è stata incredibile, degna della miglior ospitalità.

Si dice sempre che si studia la storia perché certi fatti non accadano più. Invece sono ormai persuasa che guerre, genocidi, dittature siano sempre accaduti e sempre accadranno. Che le vittime di ieri spesso diventano i carnefici di oggi. Ci sono popoli e nazioni supportate fino all’altro giorno dall’Onu, anche dall’Italia,  che ora erigono muri di filo spinato per non far passare queste masse in fuga. Sparano e usano lacrimogeni per disperdere la fame, la paura e il bisogno. Anche loro hanno la memoria corta,  hanno già dimenticato la sofferenza di ieri.

Mi ha colpito un ragazzo profugo che ha detto che si possiamo costruire tutti i muri che vogliamo, ma ci sarà sempre chi è disposto ad oltrepassarli perché non ha nulla da perdere. Non c’è niente da fare di fronte alla volontà di milioni di persone che vogliono una vita migliore. Dovremmo accoglierli a braccia aperte ed essere felici che arrivino vivi, dovremmo piangere di fronte ai morti,  non numeri, seppur mostruosi, ma persone che hanno amato la vita tanto da perderla.

Un giorno, spero il più presto possibile,  sarà  posta l’ultima parola a questa tragedia. Si troverà il modo di fermare le guerre, il terrorismo e  i mercanti di uomini. Un giorno quando tutto questo sarà finito si darà merito a nazioni come l’Italia, la Grecia e la Giordania.

Ora ho capito che si fa memoria degli avvenimenti passati non solo per evitare che succedano in futuro, ma soprattutto per capire da che parte bisogna stare quando accadono.

Vado a scuola, il film

Finalmente, dopo due anni che lo avevo in lista, ho visto il film Vado a scuola  (2013) di Pascal Plisen. La storia narra le peripezie  vissute realmente per poter raggiungere la scuola da alcuni bambini in quattro angoli sperduti della terra. Ci sono Carlito e la sorellina che percorrono a cavallo tutti i giorni un tragitto di un’ora e più. Soli nella pianura della Patagonia. Ci sono  Zahira e le sue due amiche che fanno un viaggio settimanale che dura mezza giornata. Sole nelle colline brulle del Marocco per raggiungere il collegio. Ci sono Jackson e la sorella che percorrono giornalmente per due ore la savana del Kenia, nella quale bisogna evitare i branchi di elefanti. Infine in India Samuel viene letteralmente trascinato nelle strade sassose e sabbiose dai due fratellini, per un tempo infinito, ogni santo giorno, con una  sedia a rotelle sui generis, ricavata da una sedia da giardino di plastica con le ruote arrugginite.

Il film è questo, ma non è tutto qui. Non è possibile rimanere indifferenti. Ho spinto anch’io la carrozzina di Samuel, ho temuto il peggio per le ragazzine marocchine, quanto ci vuole a far del male a tre ragazzine indifese? Mi sono nascosta anch’io per non essere catturata dagli elefanti e ho attraversato la Patagonia. Quanta fatica per essere istruiti! Quanta voglia di riscatto da parte delle famiglie! Con amore affidano all’ignoto e a Dio figli e nipoti, fiduciosi in un futuro migliore. Consapevoli che per istruirsi non bisogna lamentarsi, ma affrontare le difficoltà quotidiane e trarre il meglio da quello che si ha.

Per questo non mi lamenterò qui dei miei alunni pelandroni che non studiano e non capiscono quanto sia importante l’occasione che gli sta sfuggendo di mano,. Non mi lamenterò dei genitori che li portano in auto fino alla soglia della classe. Non mi lamenterò di me stessa che per fare un chilometro prendo l’auto. Non mi lamenterò del governo e della riforma.

Faccio un applauso a tutti quelli che si sforzano per essere istruiti, a tutti quelli che spendono la vita per costruire scuole in posti improbabili, a tutti quelli che rischiano la vita per fare in modo che le bambine e le ragazze abbiano le stesse opportunità dei loro coetanei maschi. Faccio un applauso a tutti quelli che contribuiscono anche solo con un euro, anche un euro fa la differenza, all’istruzione di bambini poveri.

Questo post lo dedico al mio piccolo Maikol che vive a Hombolo in Tanzania,  a Maria Carla, e all‘Associazione CLUP  che dopo aver costruito un asilo, ora hanno  la gioia di vedere realizzare il sogno di una scuola elementare, in cui i bambini possano essere istruiti senza essere picchiati con il bastone. Sia benedetto chiunque possa aiutarli a finire la scuola.

Fermate il mondo, voglio riposarmi

Sono state due settimane stancanti. Sempre, o quasi, a scuola. Poco tempo per fare altro o mettermi a scrivere quattro parole in croce, o anche per scrivere un commento in qualche post di qualche amica. Sorry, spero di passare da voi al più presto.

Intanto ho cambiato gli occhiali, la presbiopia avanza, come l’età. Ho optato per le lenti progressive. Nonostante i miei timori, dopo una settimana non ci faccio più caso. Mi hanno raccontato che alcuni non li reggono e tornano ai due paio d’occhiali. Non ce l’avrei fatta a cercare due paia d’occhiali in tutta la casa! Però, mi devo ancora abituare a quella sconosciuta che mi guarda dallo specchio. Qualcuno mi chiede se prima avessi gli occhiali!

Intanto è arrivata la primavera, con una eclissi parziale di sole. A scuola l’abbiamo seguita nella lavagna interattiva, visto che le nuvole oscuravano tutto e nessuno, dico nessuno, era preparato a seguirla in maniera adeguata. Quindi per evitare problemi ho optato per questa soluzione . Abbiamo potuto ammirare le immagini mandate dalle varie parti del mondo. Veramente suggestive. Ho pensato agli uomini primitivi che non avevano gli strumenti che abbiamo a disposizione ora e che pensavano a chissà che. Poi tutto tornava normale.

Oggi invece, dice Mylove, è prevista un’alta marea eccezionale! Sapete che vi dico? Sono stufa delle cose eccezionali. Ho bisogno di tranquillità e di riposo, quel tanto giusto per ricalibrare i progetti di vita.

Vi auguro un buon fine settimana. Qui è nuvoloso e ci attendono due giorni di pioggia. GRRRR

In questo mondo

Riassumendo le notizie di questa settimana:

in questo mondo non c’è posto per i vignettisti,  per i cristiani, per i musulmani, per gli ebrei, per le volontarie, per gli omosessuali, per i romanisti e per i laziali.

L’uomo con la sua intelligenza  riesce a mandare nello spazio altri esseri umani, che stanno lassù per sei mesi,  si fanno il caffè e che ci mandano i tweet per dirci quanto è emozionante vedere la Terra da così lontano.

L’uomo nonostante tutto questo, il progresso e la sua intelligenza , è ancora un primitivo, che ha bisogno di usare i pugni, le mani e le armi per prevalere sugli altri. Ha ancora bisogno di alzare muri per difendere il territorio.

Ce ne sarebbe il tanto per essere  pessimista,  e arrendermi alla legge del taglione. Ma fino quando avrò fiato in gola insegnerò ai miei alunni il rispetto reciproco e che uno non risponde alle offese con i calci e i pugni.

Siamo esseri umani, non bestie. Abbiamo l’uso della parola, possiamo spiegare le nostre ragioni. Possiamo stabilire delle regole. Possiamo far prevalere l’uso della ragione. Possiamo.