Sardegna: silenzio elettorale

Noi in Sardegna domani votiamo.  E ora che i candidati sono finalmente zitti, parlo io. Ho deciso già da tempo di votare Michela Murgia e una candidata di una sua lista, che per motivi di lavoro ho avuto modo di conoscere ed apprezzare. Non sono indipendentista, né credo che i problemi della Sardegna si risolvano separandosi dall’amministrazione dell’Italia. Credo però che noi sardi dobbiamo veramente lavorare per essere indipendenti dentro: non piangere per la nostra insularità psicologica e aspettare che gli aiuti arrivino dal Continente. Noi dobbiamo capire chi siamo e cosa possiamo fare per la Sardegna. I sardi sono padroni dei loro destino. Nessun altro. Il progetto di Michela parte da qui, dal valorizzare quel che siamo e quello che possiamo fare, lavorando sui nostri millenari difetti per migliorarli ed essere finalmente liberi dai tanti tabù che ci portiamo appresso.  

Non credo che Michela vincerà le elezioni, ma sicuramente otterrà un ottimo risultato, base essenziale per portare avanti un progetto che non può e non deve finire domani notte. Lei ama profondamente la Sardegna e la conosce molto bene in tutte le sue sfaccettature. Ho letto un suo libro  prima che diventasse famosa, poi  mi sono resa conto che era l’autrice di un libro che avevo nella mia libreria. Un giorno dagli scaffali di un supermercato mi sono portata a casa il suo libro “Viaggio in Sardegna”. Mi ha colpito subito, di solito i sardi non scrivono libri sulla  Sardegna,  sono gli altri, i continentali e gli stranieri, che amano scrivere le scoperte che fanno su di noi. Noi pensiamo, sbagliando, di non aver bisogno di scrivere, che basta vivere in Sardegna. Ma lo scrivere aiuta la riflessione e la condivisione. Michela lo ha fatto in un modo così schietto e sincero da farmi dire che quello è il suo libro migliore. Da questo libro è partita la mia consapevolezza di essere sarda, di amare la Sardegna, di amarne i pregi e spietatamente vederne i difetti, volendo però dare ogni giorno un piccolo contributo per migliorarli.

Auguro a me, ai miei cari conterranei, un buon voto. Che finalmente si possa lavorare seriamente e avere una vita migliore.