Fine del periodo natalizio

Oggi, come prevede il calendario liturgico, si conclude il periodo natalizio. Infatti, come ogni anno non mi sono affrettata a eliminare da casa i segni del Natale. Non mi piace anticipare, sia nel fare l’albero e allestire il presepe, sia nello smontare tutto. Quest’anno poi, visto che ero a scuola giorno e notte, ho fatto tutto a rate: un giorno ho portato giù gli scatoloni, un altro giorno ho aperto l’albero ed rimasto tre giorni senza nessun addobbo, finalmente una sera sono riuscita a sistemarlo. Il presepe invece l’ho terminato il 23 . Io sistemo subito Bambinello e Magi. Mi dispiace che dopo tutta quella strada che hanno fatto, soprattutto i Magi, arrivino e poi debba smontare tutto; quindi a casa mia sono subito in scena.

Quest’anno ho separato l’albero dal presepe. Di solito sistemavo l’albero all’ingresso di casa e sotto di esso c’era il presepe. Molto bello e accogliente, ma un pochino ingombrante. Quindi ho sistemato l’albero in un angolo della cucina e il presepe all’ingresso sopra un mobiletto. Così ho avuto due angoli natalizi. Anzi tre, una Sacra Famiglia, artistica di carta pesta, molto bello, regalatami il primo natale dai miei nipoti, che ho sempre sistemato sulla scrivania del salotto.

Dicevo che mi piace avere in casa i segni del Natale fino alla domenica successiva all’Epifania, cioè oggi. Ma quest’anno ho durante la settimana ho cominciato a smontare tutto e ieri ho riposto anche il presepe. Ciao ciao, al prossimo anno. Chissà come sarà il prossimo anno? Non posso non pensarci, anche se voglio vivere il presente giorno per giorno. Altrimenti impazzirei.

Sono contenta che anche il Comune abbia tenuto ancora accese le belle luminarie di quest’anno. Qualcuno si è lamentato dello spreco, ma a me sono piaciute, come sono rimasta contenta che molte famiglie abbiano messo le luci nei giardini e nei balconi. Suvvia, un po’ di allegria e luce nei nostri cuori, anche se di riflesso non può che farci bene.

La vita a scuola è ripresa alla grande, eravamo pò infreddoliti perché i termosifoni, seppur accesi erano caldi solo nella parte superiore, dovevano essere spurgati! Abbiamo impiegato una settimana per capire l’inghippo e avvisare il Comune. Se tutto va bene, lunedì sarà tutto ok e potremmo togliere i giubbotti durante le ore di lezione. Speriamo bene.

Fuori c’è tanto freddo, se non è il ghiaccio è il vento. Insomma, siamo proprio in inverno e questa non è la mia stagione preferita.

Primi di giorni dell’anno

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Le vacanze sono terminate, le feste sono ormai lontane, nelle strade e piazze sono quasi scomparsi i segni del Natale.  La vita ha ripreso il suo solito corso, i bambini sono tornati a scuola ma io sono a casa, non per la solita influenza, bensì per una colica vescicale (non so se esiste il termine medico) che, sabato 6 gennaio, mi ha portato in pronto soccorso. Avevo un calcolo tondo tondo di quasi un centimetro che mai sarebbe uscito da solo e che è stato frantumato e asportato in Day Hospital

Chi ha partorito naturalmente e provato le coliche renali dice che queste ultime sono ben più dolorose. Non posso far paragoni, ma devo dire che prima dell’operazione ho sofferto molto e che ora, due giorni dopo sono tornata alla vita normale. Quasi: le mie visite alla toilette sono numerose e urgenti. Ma sembra che tutto si stia normalizzando. 

Sono grata al nostro sistema sanitario che ha risolto il mio problema con professionalità e nel minor tempo possibile. Certo, ci sono cose da migliorare. Ma davvero si merita un bell’otto.

 Non vedo l’ora di tornare a scuola e mettere a posto casa. Ho ancora tutto il Natale dentro. Mia madre voleva smantellare tutto, ma non ho consentito, smantellare è semplice, ma il difficile è riporre  e pulire. Poi devo dire che tra tutte le cose fastidiose di questo periodo, le decorazioni natalizie fuori tempo sono il minimo  fastidio.

Mi dispiace di più non essere potuta andare al funerale di una persona a me cara. Mi dispiace di più non essere potuta andare con maggiore frequenza a trovare in ospedale la mia collega, ora in pensione, ricoverata dal primo giorno di vacanza. E’ due anni che combatte come una leonessa, ma le munizioni sono terminate e quando siamo andate a trovarla l’ultima volta, ce lo ha detto chiaramente, dandoci istruzioni per il funerale. Eravamo in tre e io e un’altra siamo  rimaste senza fiato. Meno male che una di noi le ha risposto e ha dialogato. Io nulla, sono rimasta gelata. E non sono riuscita più ad andare a trovarla, prima per un bruttissimo raffreddore e poi per questo nuovo stop. Spero di riuscire a vederla ancora. E’ una collega che conosco dagli inizi della mia carriera, quando ero ancora supplente. È stata, insieme ad altre maestre, un pilastro della nostra scuola. La nostra scuola ha molti difetti, ma anche molto pregi: lavoriamo molto e accogliamo tutti quelli che arrivano, siano essi alunni che colleghi. Chi arriva per la prima volta dice che quest’aria si respira appena si varca la soglia. Noi non ce ne accorgiamo, perché vediamo solo i difetti e le cose che non vanno, ma quando ci fanno i complimenti e ci dicono che vogliono tornare siamo molto orgogliose. Io almeno si, perché anche io contribuisco con il mio modo di fare e accogliere e a rendere questa bella atmosfera. E questo modo di fare me l’hanno trasmesso le mie colleghe più esperte. Ora che stanno loro stanno andando in pensione tocca a noi accogliere e fare l’esempio alle più giovani.

 

Il lunedì di Speranza #4

E’ arrivato l’inverno sardo senza avere avuto un vero autunno. Le foglie stanno cadendo in questi giorni, ma  la maggior parte sono ancora sui rami. L’aria è frizzantina e le cime dei monti sono imbiancate. Sono piena di dolori dovuti al freddo e all’umidità. Ma chi è quello sconsiderato che dice che dal freddo ti difendi e dal caldo no? Io mi difendo, ma il freddo sa bene quando  e dove colpirmi. Ieri Sono andata a messa e, nonostante il sacerdote sia stato abbastanza veloce, mi sono ghiacciata. Al rientro mi sono scongelata abbracciando un termosifone. Dovrò andare nella chiesa del paese vicino al mio. Lì c’è il riscaldamento perché è una chiesa moderna.

Non amo l’inverno. Lo subisco malvolentieri. Ringrazio di vivere in una terra baciata dal sole. L’unica cosa che mi consola è che è arrivata la pioggia, quella calma, non le temute bombe d’acqua. Le dighe, a secco per tanto tempo, lentamente si stanno riempendo. Forse riusciremo ad uscire presto dall’emergenza e avere il tanto atteso stop al razionamento idrico. Sperando che nella stanza dei bottoni qualcuno cominci a pensare seriamente alla soluzione di questo grave problema.

Queste settimane avremo i giorni più bui dell’anno, ma presto le giornate cominceranno ad allungarsi. 

Avrei dovuto intitolare questo post:  ” Strategie per superare l’inverno”

Una giornata di sole

Quando mi ero rassegnata alle tristi giornate fredde e senza la gioia di un raggio che facesse capolino da quelle spesse nubi, ieri abbiamo avuto uno splendido sole. Temperature attorno ai 14 gradi. Non mi è parso vero!  Non vedevo l’ora che i bambini finissero di mangiare per portarli in cortile. Ci siamo goduti il bel tepore, tanto che è saltata una parte del programma di storia previsto.Infatti non volevamo più rientrare. Io più di loro. Era troppo bello vederli correre felici sull’erba asciutta! 

Quel bagno di sole mi ha rinfrancato l’animo e mi ha reso ben disposta ai pre-scrutini serali.  È infatti iniziato il periodo di gran fatica e stress. Tanto è vero che la mia collega ha già sbroccato. 

Ogni voto per lei è un parto. Non riesco a capire perché si stressi più del dovuto. Sono voti delle elementari,  non sentenze di morte!

 Mettiamo in conto che a volte si sbaglia e che posso anche pentirmi di un voto più alto o più basso. Ma insomma niente è irreparabile e definitivo. Più che altro a me scoccia che per giorni e giorni sarò presa da questa incombenza,  ma c’è una data precisa in cui questo delirio finisce. Lavoro per questa data.

Neve in Sardegna 

Che sia un inverno serio l’avevo già scritto, ma sinceramente non pensavo arrivasse a tanto. In quasi tutta la Sardegna abbiamo avuto nevicate abbondanti.  Da me no, abito in Campidano,  in un paese dove non c’è neanche una strada in salita. Pianura pianura,  zero neve. L’ho ammirata nelle cime dei monti lontani circa 30 da casa.Erano decenni che non si vedeva così tanta neve.

 E dopo la neve sabato abbiamo avuto lo scirocco fino a 120km orari. Praticamente un finimondo di tetti che volavano, piante secolari sradicate e di mari in burrasca, il Poetto è arrivato fino alla case. Guardate che ce ne vuole di strada per arrivarci. Beh, c’è arrivato! 

Condivido alcune foto della neve. Tra le migliaia al minuto condivise nel web, sono quelle che mi hanno colpito maggiormente.

Pensavo fosse amore

Va bene essere positivi. Va bene credere, sperare, combattere perché sai che la ruota gira, e ora sono giù. Prima o poi risalirò. Succederà anche questa volta, è matematico. Ma quello che mi spaventa è che c’è troppa gente che sta giù come me. Non per farmi compagnia, proprio perché sta male per conto proprio.

A scuola praticamente il corpo insegnante è dimezzato per malattie, lutti o  perché ci sono famigliari da accudire.

In famiglia abbiamo dei grattacapi da sbrogliare, roba di avvocati, terreni, eredità e parenti   ingordi. Che diamine te ne fai di un metro di terra in più, sapendo che non ti spetta?

Le amicizie. Due amiche carissime hanno ribaltato il loro matrimonio.  Mi è crollato il mondo addosso. Pensavo fosse amore invece era un calesse. Come ho fatto a non accorgermi di nulla?.Anni di malessere, celato dentro il cuore senza far sospettare niente a nessuno. Sto male pensando ai quelli che credevo fossero bei momenti, invece era tutta una finzione. Terribile.

In compenso la mia situazione fisica sta migliorando, ci siamo quasi, ma ho bisogno ancora di tempo per tornare al top. Non posso permettermi il lusso di tornare a scuola ancora ammaccata. In alcune classi ci sono situazioni molto complesse che vanno affrontate solo se si è in forma. Ne va dell’incolumità dei bambini e pure mia!  Spero di poter rientrare al più presto perché stare a casa mi fa pensare troppo, e i pensieri come già detto non sono molto positivi.

Auguro a voi una splendida settimana.

 

 

Che c’è di nuovo

Di nuovo non c’è niente. E’ la solita vita che va avanti, la scuola, le colleghe, i bambini, i registri, le riunioni, la casa, Mylove, gli amici, le messe, i genitori, mia sorella e i nipoti, gennaio e il freddo che è arrivato, le mie letture, le bollette.

Davvero non c’è niente di nuovo. Sono  solo io che sto bene. Sono felice. Appagata. Apprezzata per quello che sono e quello che penso. Per la disponibilità e la coerenza. Per la sincerità e l’ottimismo. Perché quando è no, è no.  Prima vengo io e i miei tempi. Non succede nulla se dico di no o rimando. E’ straordinario: nessuno si lamenta, si fidano, aspettano. Il mondo va avanti lo stesso se non si fa o si rimanda qualcosa.

Non faccio nessuno sforzo. E’ questa la novità. Ed è bellissimo