Pray for Bruxelles

 

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H. 6.00. mi sveglio e vado in bagno. Riesco a camminare benino, dopo la caduta del mese scorso non mi sono ancora ripresa bene.  Ho cambiato cura, fatto una nuova rx che, meno male,  ha scongiurato fratture. Stamane mi recherò dal medico per farmi prescrivere la fisioterapia ordinata dall’ortopedico. Non posso rientrare a scuola fino a che non finisco le cure.

h 6,15. Ormai non riprenderò più sonno. Accendo il kindle che ha la connessione wifi. Leggo le notizie riguardanti le sette ragazze italiane  dell’Erasmus morte nell’incidente di Tarragona. Mi commuovo a vedere le foto e leggere le loro storie. Storie di giovani che si danno da fare, studiano, ampliano le loro vedute. Le hanno definite la Meglio gioventù. Abbiamo tanti giovani pieni di ottimismo e speranza. Puliti. Carichi di energia come lo si può essere a vent’anni. Non tutto è perduto.

h. 7,50. Dopo aver letto le altre notizie dai giornali online mi decido ad alzarmi. Prendo le medicine, vado nuovamente in bagno. Inizio a preparare la colazione per me e Mylove. La tv è spenta. Mi sono appena sconnessa da internet, che cosa vuoi che sia successo nel frattempo?

h. 8,15. Stiamo finendo di fare colazione. Mylove accende la tv, su sky news 24, lui non sa cosa è successo nel mondo.

h 8,20. Notizia appena arrivata in redazione: c’è stata un’esplosione nell’aeroporto di Bruxelles, alle otto. Guardo l’orologio appeso al muro, non segna neanche le 8,25. Praticamente in diretta. Vaffanculo, urlo. Non ho dubbi, sono ancora loro. Non ci vogliono far vivere.

 

 

Quo vado? Arrisu cun craxiolu

IMG_1359Questo week end siamo stati due di quelle migliaia di persone che sono andate al cinema per vedere il film Quo vado? di Checco Zalone.  A me il film è piaciuto, è divertente, alcune scene mi hanno fatto scappare delle sane risate a squarciagola, ma per la  parte del tempo ho avuto un sorriso amaro,  quello che in sardo viene detto arrisu cun craxiolu (risata con la crosta)  

Mentre le scene scorrono,  si ha davanti l’Italia con i suoi grandi difetti e i pregi. Ci vengono spiattellati il  pensiero morale, politico, ma soprattutto sociale degli Italiani. Un modo di fare e di agire che ci hanno condotti ad avere una nazione come la nostra. Con grandi capacità, ma potrebbe fare di più, come noi insegnanti diciamo ai genitori di certi ragazzini.

Siamo una società in cui i padri dicono – dicevano?- ai figli di fare il meno possibile e di sfruttare senza ritegno lo Stato. In cui le madri servono e riveriscono i figli, soprattutto quelli maschi. Una società in cui le donne sono le eterne fidanzate, che si fanno dire di tutto. In cui i politici sono quelli più furbi di tutti, ma sono il prodotto estremo delle nostre furberie.

Una nazione così non ha futuro, non si salva da sola, ha bisogno del confronto degli stranieri, che mettono a nudo le nostre piccinerie. Stranieri che comunque  amano il meglio di noi e ce lo fanno tirar fuori.

Nonostante il riso amaro sono uscita dalla sala speranzosa. C’è tanto da fare, ma ce la possiamo fare.

Buon lunedì

 

Sono musulmano, ma non sono cattivo

Gira in internet il dialogo tra una maestra e un bambino di sette anni. Il bambino, dopo la strage di Charlie Hebdo, le si avvicina e le dice che è musulmano, la maestra risponde che lo sapeva e lui soggiunge: ma non sono cattivo.  Cucciolo della maestra!

Io lo so, come ci si sente ad essere additati negativamente semplicemente perché si fa parte di un popolo. Sono sarda, come sapete orgogliosa di esserlo. Oggi quando dico di vivere in Sardegna gli occhi di chi ascolta si trasformano in cuoricini. Si è stati in Sardegna in vacanza, o si vorrebbe andare, si conosce qualche meravigliosa persona sarda, si è mangiato il porcetto sardo, la bottarga, e via dicendo. Generalmente la gente ama la Sardegna e i sardi. Godiamo una buona percentuale di amabilità. Grazie

Non è stato sempre così, purtroppo fino agli anni novanta avevamo la piaga del banditismo e dei sequestri di persona. Purtroppo non tutti sono tornati a casa. Qualcuno è stato rilasciato con un orecchio mozzato, il povero Soffiantini, tornò a casa privo di entrambe le orecchie. I rapitori non avevano riguardo neanche per bambini, Farouk Kassan aveva solo sette anni e gli tagliarono un orecchio, Soffiantini era anziano. Si dice anche , ma non l’ho trovato scritto da nessuna parte, che le donne venissero violentate. Sembra, ma non sono certa, che la stessa sorte terribile toccò  persino a Fabrizio de André e Dori Grezzi, durante il loro lungo sequestro.

Grazie a Dio, ma soprattutto ai lunghi  sforzi compiuti, i sequestri di persona in Sardegna sono un lontanissimo ricordo e appena capita c’è un piano e uno spiegamento di forze che nel giro di poche ore tutto si risolve.  I delinquenti esistono sempre!

Per lungo tempo dire sardo voleva dire bandito o sequestratore. I sequestratori ovviamente erano pochi, sempre gli stessi. Ma tutti i sardi eravamo additati. Non era per niente bello, anche perché figuratevi cosa c’entrava con quelli lì un’adolescente campidanese. Niente, io stessa avevo una paura matta che assomigliassi a qualcuno e mi rapissero, cosa che in effetti era capitata a qualcuno.

Quindi non credo che essere musulmano voglia dire essere terrorista. Credo invece che qualcuno molto furbo, molto ricco, si serva di poveri ragazzi sbandati e insoddisfatti, gli riempie la testa di versetti e bugie, li faccia drogare e li usi per i loro sporchi interessi.

Le finalità sono sempre le stesse: avere il potere e fare tanti soldi. Tutte le  associazioni a delinquere del mondo hanno questi scopi. Delinquenti così ci sono in tutte le organizzazioni, piccole e grandi. Ci sono nella Chiesa cattolica,  se Papa Francesco muore per morte sospetta, tranquilli che non saranno quelli dell’Isis. Ci sono nello sport,  nelle aziende farmaceutiche, nella politica, nelle associazioni di volontariato…Non solo in Italia eh! Non dimentichiamoci  della mafia russa, di quella giapponese, colombiana, messicana, etc etc etc.

Le prime vittime di questi personaggi, sono questi ragazzi reclutati per farsi esplodere. E’ di oggi la notizia che l’Isis cerca l’ottavo terrorista che era scappato invece di farsi saltare in aria. Disertore!

Ho paura, certo che ho paura, la paura è globale. Quest’estate ad Olbia venne sgominata una cellula terroristica e non ricordo quanti arresti fecero, ma più di dieci di sicuro. Ma non voglio farmi prendere dalla paura, cercherò di essere prudente, ma di continuare a vivere la mia vita. La nostra bellissima vita . Continuerò ad apprezzare la gente e i suoi generosissimi gesti.  Tutto il resto, farà male, ma scivolerà via.

Ciao. Buon fine settimana

 


 

Pensieri e merende francesi

Merenda sardo-piemontese. Anche una semplice merenda diventa un momento di solidarietà.

Anche a me gli attentati di Parigi hanno scosso, e non poco. Sono stata attiva in Facebook e in Instagram. Ho letto e condiviso post e immagini che mi hanno particolarmente toccato. Non mi sono lasciata coinvolgere dalle polemiche dei soliti noti, politici, giornalisti,  opinionisti e rompini che sono sempre di turno. Però a me danno anche fastidio quelli che, non sopportano come me questi personaggi, però ne parlano, fanno nomi, dicono che gli altri sono pesanti (oh, hanno ragione, eh!) ma poi diventano pesanti pure loro. Preferisco mollarli, leggo solo la prima riga, a volte basta una parola, e passo oltre. Poi le mie amicizie dell’web sono selezionatissime, come nella vita.

Non ho tempo da sprecare, mi sforzo di guardare la bontà, l’umanità, l’altruismo , l’eroismo che viene fuori in frangenti drammatici, come quelli vissuti a Parigi. Sono tanti gli episodi, i gesti, ho fatto una personale classifica mentale, che aggiorno.

Quanto anni, secoli ci sono voluti per diventare così? Per diventare europei, per cantare liberté, fraternité egalité?  Ci sono voluti tanto tempo, tanti sforzi, tante menti illuminate, tanti libri, tante leggi, ahimè tante guerre.

I valori che abbiamo ricevuto in dono dai nostri padri, madri, nonni, sono preziosi ma non definitivi. Probabilmente non saranno mai conquistati del tutto, saranno sempre imperfetti e bisognosi di limatura. Sarà sempre necessario difenderli, migliorarli, estenderli a quanti più popoli possibile. Farli godere al maggior numero di persone. E’ questa la strada giusta. Solo questa.

P.S. Quando mi son messa al pc dovevo scrivere un altro post, sempre sul tema, ma son venute fuori queste parole. Vuol dire che andavano dette.

Non sprechiamo neanche un secondo in cose, persone, che ci fanno star male.

Buona vita a tutti!

 

 

 

Se qualcuno ha dei beni

Se qualcuno ha dei beni in questo mondo e chiudesse agli altri il cuore nel dolor, come potrebbe  la carità di Dio rimanere in lui?

E’ il ritornello di un canto che sentivo in Chiesa quando ero bambina.  Anche se è da tanto tempo che non lo sento, mi sono ritrovata a canticchiarlo sottovoce più volte in questi giorni. La cronaca degli ultimi due mesi, per me di vacanza e relax, è stata scandita quotidianamente dalla tragedia dei profughi e migranti che cercano di raggiungere l’Europa. All’inizio dell’estate un tipo di giornalismo parziale ci ha fatto credere che solo l’Italia era interessata da quest’emergenza. Spulciando ben bene i giornali online invece è stato facile scoprire che anche altri paesi in condizioni più precarie delle nostre ne sono interessati. I numeri dell’accoglienza della Grecia e della Giordania fanno impallidire quelli italiani.

A sentir certi politici mi viene la nausea e rispondo a voce alta, come fa mio padre ultra ottantottenne, davanti alla tv. Un tasto del telecomando è ossidato visto che non clicco più quel canale razzista, facendo zapping lo sorvolo alla grande. Come si possono dire certe parole di fronte alla tragedia di persone perbene che fuggono dalla povertà, dalla guerra, dalle sevizie di ogni genere? Non possiamo pretendere che rimangano a casa propria a farsi uccidere se non fisicamente, civilmente e moralmente. Noi ci rimarremmo? Non cercheremmo di salvare la nostra vita, quella dei nostri cari? Non rischieremmo il tutto per tutto?

Settant’anni di pace in Europa ci hanno fatto già dimenticare l’orrore, la fame, la paura di quei giorni, quando toccò a  noi. Non tutti rimasero a farsi mitragliare e bombardare. A farsi uccidere. Chi poteva scappava, i civili, le donne i bambini. Persino i Cagliaritani, quando nel ’43 furono bombardati in massa, si rifugiarono nei paesi dell’interno della Sardegna. Già dimenticato! Appena si è saputo che sarebbe arrivata una nave con circa 800 persone, i politici di turno, di tutti i colori, hanno parlato, chiosato, puntualizzato che la Sardegna aveva i suoi problemi, che non si era pronti, che qui, che là. Non era vero, perché si è stati in grado di vestire, scaldare, rifocillare,  curare e accogliere tutti. Il primo soccorso è questo. Niente altro. Questa gente sfortunata non ci vuole stare in Sardegna, lo sa benissimo che non c’è lavoro e pure noi abbiamo i nostri ragazzi che vanno all’estero in cerca di miglior fortuna. Sono solo di passaggio, ma sono felici e  si considerano salvi quando raggiungono la terra ferma, pur se in un’isola. La risposta dei cagliaritani, della gente normale, è stata incredibile, degna della miglior ospitalità.

Si dice sempre che si studia la storia perché certi fatti non accadano più. Invece sono ormai persuasa che guerre, genocidi, dittature siano sempre accaduti e sempre accadranno. Che le vittime di ieri spesso diventano i carnefici di oggi. Ci sono popoli e nazioni supportate fino all’altro giorno dall’Onu, anche dall’Italia,  che ora erigono muri di filo spinato per non far passare queste masse in fuga. Sparano e usano lacrimogeni per disperdere la fame, la paura e il bisogno. Anche loro hanno la memoria corta,  hanno già dimenticato la sofferenza di ieri.

Mi ha colpito un ragazzo profugo che ha detto che si possiamo costruire tutti i muri che vogliamo, ma ci sarà sempre chi è disposto ad oltrepassarli perché non ha nulla da perdere. Non c’è niente da fare di fronte alla volontà di milioni di persone che vogliono una vita migliore. Dovremmo accoglierli a braccia aperte ed essere felici che arrivino vivi, dovremmo piangere di fronte ai morti,  non numeri, seppur mostruosi, ma persone che hanno amato la vita tanto da perderla.

Un giorno, spero il più presto possibile,  sarà  posta l’ultima parola a questa tragedia. Si troverà il modo di fermare le guerre, il terrorismo e  i mercanti di uomini. Un giorno quando tutto questo sarà finito si darà merito a nazioni come l’Italia, la Grecia e la Giordania.

Ora ho capito che si fa memoria degli avvenimenti passati non solo per evitare che succedano in futuro, ma soprattutto per capire da che parte bisogna stare quando accadono.

In questo mondo

Riassumendo le notizie di questa settimana:

in questo mondo non c’è posto per i vignettisti,  per i cristiani, per i musulmani, per gli ebrei, per le volontarie, per gli omosessuali, per i romanisti e per i laziali.

L’uomo con la sua intelligenza  riesce a mandare nello spazio altri esseri umani, che stanno lassù per sei mesi,  si fanno il caffè e che ci mandano i tweet per dirci quanto è emozionante vedere la Terra da così lontano.

L’uomo nonostante tutto questo, il progresso e la sua intelligenza , è ancora un primitivo, che ha bisogno di usare i pugni, le mani e le armi per prevalere sugli altri. Ha ancora bisogno di alzare muri per difendere il territorio.

Ce ne sarebbe il tanto per essere  pessimista,  e arrendermi alla legge del taglione. Ma fino quando avrò fiato in gola insegnerò ai miei alunni il rispetto reciproco e che uno non risponde alle offese con i calci e i pugni.

Siamo esseri umani, non bestie. Abbiamo l’uso della parola, possiamo spiegare le nostre ragioni. Possiamo stabilire delle regole. Possiamo far prevalere l’uso della ragione. Possiamo.

Dell’integrazione, delle religioni e del discorso di Asi Sisi

Doppio post oggi. Non riesco a staccare i pensieri dai fatti di Parigi: le stragi e la Marche Republicaine. Sarà perché ho tanti alunni musulmani. Avevo scritto un post sul Natale nella nostra scuola. Ne sono orgogliosa. In questi giorni, che io sappia, non si sono verificati casi d’insulti o litigi per queste questioni. C’è una buona integrazione, c’è un ottimo lavoro nostro e delle famiglie.

Sono una persona religiosa, cattolica praticante, che s’interroga sulla propria religione  e sulle altre religioni .Sono sicura che ai musulmani dispiaccia che questi assassini uccidano gridando il nome di Allah. Sono doverosi i distinguo: musulmano non vuol dire terrorista. Ma a me non farebbe piacere che dei terroristi uccidessero in tutto il mondo gridando il nome di Gesù Cristo! Orrore!

Però ho bisogno di ascoltare gli imam di tutto il mondo condannare con fermezza l’abuso della loro religione. Lo chiede anche Papa Francesco.  E’ una cosa che principalmente devono fare loro, i musulmani. Non possiamo costringerli con la forza o con le bombe. Le guerre in Iraq e Afganistan sono state un fallimento dell’Occidente, altrimenti non saremmo a questo punto. Nel mondo musulmano è necessario un lavoro di riflessione sincera e revisione. Credono lo sappiano pure loro. Non si può continuare così. Ma questo devono farlo loro, non noi. Possiamo solo incoraggiarli e stimolarli. Di più no. Non dobbiamo metterci le mani, lo faremmo solo con i nostri strumenti e  con la nostra visione del mondo.

Qualcosa si sta smuovendo. Ho trovato quest’articolo incredibile.  Sul Wall Street Journal è stato pubblicato un estratto del discorso che il presidente egiziano Al Sisi ha tenuto il 28 dicembre 2014  all’università Al-Azhar del Cairo, in presenza anche delle massime autorità religiose.

Mi rivolgo agli studiosi della religione e alle autorità religiose. Dobbiamo rivolgere uno sguardo attento e lucido alla situazione attuale. E’ inconcepibile che l’ideologia che noi santifichiamo faccia della nostra intera nazione una fonte di preoccupazione, pericolo, morte e distruzione nel mondo intero. Non mi riferisco alla “religione” bensì alla “ideologia” – il corpo di idee e di testi che abbiamo santificato nel corso di secoli, al punto che rimetterli in discussione diventa difficile. Abbiamo raggiunto il punto in cui questa ideologia è ostile al mondo intero. E’ concepibile che 1,6 miliardi di musulmani uccidano il resto della popolazione mondiale, per vivere da soli? E’ inconcepibile. Io dico queste cose qui ad Al-Azhar davanti ad autorità religiose e studiosi. Che Allah possa testimoniare nel Giorno del Giudizio della sincerità delle vostre intenzioni, riguardo a quello che vi dico oggi. Non potete vedere le cose con chiarezza quando siete imprigionati in questa ideologia. Dovete uscirne e guardare le cose da fuori, per avvicinarvi a una visione illuminata. Dovete opporvi a questa ideologia con determinazione. Abbiamo bisogno di rivoluzionare la nostra religione… Onorevole Imam (Gran Sceicco di Al-Azhar, ndr), voi siete responsabile davanti ad Allah. Il mondo intero aspetta le vostre parole, perché la nazione islamica è lacerata, distrutta, avviata alla rovina. Noi stessi la stiamo conducendo alla rovina”.