L’isola dei battiti del cuore di Laura Imai Messina

L’isola dei battiti del cuore, l’ultimo libro di Laura Imai Messina, come tutti i suoi romanzi, dopo averlo letto mi è rimasto attaccato dentro. Prima di iniziare un altro libro aspetterò che si plachi l’eco delle sue voci.

L’autrice con le sue parole, che sembrano delicate pennellate, dipana la storia di dolore e di rinascita di Shuichi, giovane uomo che, tornando alla vita, scopre insospettabili aspetti della sua infanzia e di avere nuove prospettive per il futuro.
Non dirò neanche un’ulteriore parola sulla trama o sui personaggi, per non rovinare le sorprese del libro.
Leggendo le vicende del protagonista si arriva all’Archivio dei Battiti del Cuore che si trova nella piccola isola di Teshima, famosa per il suo Museo d’Arte a forma di goccia d’acqua e famosa anche per il festival d’arte “Triennale di Setouchi”.
Nell’Archivio dei Battiti del Cuore di Teshima si possono davvero ascoltare i battiti del cuore registrati in varie parti del mondo e, se uno vuole, può registrare il proprio battito del cuore.

L‘Archivio dei Battiti del Cuore di Teshima esiste realmente, come esiste realmente, sempre in Giappone, Il telefono del vento di Ōtsuchi, dove alzando la cornetta si può parlare ai propri cari defunti.
La stupefacente cabina è descritta nel libro della stessa autrice Quel che affidiamo al vento, di cui ho parlato nel post che troverete qui.
Tutti i libri di Laura Imai Messina ci svelano aspetti della cultura giapponese che è lontana ma vicina, antichissima e modernissima nello stesso tempo. Ci fanno scoprire luoghi impensabili ma incredibilmente veri. Chissà dove ci porterà il prossimo libro?

Dalla Nota importante a pag.294 del libro
Mentre scrivevo “L’isola dei battiti del cuore” mi è tornata in mente l’esortazione preziosa di un’amica, nei giorni più bui: “Anche se stai male, anche se non ti va, esci con i bambini, fingi di essere felice, fingi di divertirti con loro, ma devi crederci, crederci sul serio, altrimenti non vale.”
Eccola l’immaginazione della felicità: per essere felici bisogna innanzitutto immaginarsi felici.

Laura Imai Messina

12 commenti

  1. “fingi di essere felice”

    Quando vado da mio padre, 88enne che vive solo, adotto sempre questa tecnica. O è una maschera? Lascio fuori i miei problemi, le mie perplessità, le mie paure. Con lui non posso, e non devo, sembrare io quello che ha bisogno, perché è lui ad avere bisogno di me.

    • Come ti capisco. Pure io addotto spesso questa tecnica con mia madre che ha 82 anni. Siamo diventati genitori dei nostri genitori. È la vita.

  2. Ho letto “Quel che affidiamo al vento” e mi è piaciuto moltissimo. Nella mia Wish list ci metterò anche questo, le premesse sono buone.

  3. Scrissi anch’io un post sul “telefono del vento ” qualche tempo fa. Mi colpì molto la notizia riportata dal Corriere della Sera. E mi dette una volta di più, la certezza dell’enorme sensibilità del popolo giapponese. Prendo nota di questo libro perchè lo leggerò senz’altro!!! 🙂

  4. Del telefono del vento avevo letto, non so dove. Non conoscevo invece questo museo dei battiti del cuore, che idea straordinaria e poetica. Ho un amico che sogna di trasferirsi in Giappone con la famiglia, affascinato dalla loro cultura, per certi versi molto più rispettosa della nostra. Mi ha consigliato di leggere i libri di Toshikazu Kawaguchi, quelli “del caffè” (Finché il caffè è caldo, Basta un caffè per essere felici, Il primo caffè della giornata). Ma anche I miei giorni alla libreria Morisaki di Satoshi Yagisawa. 🙂

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