Il Giorno della Memoria: pensieri ed emozioni di una maestra

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza che non trascuro mai sia nella vita personale sia nella vita da maestra, a cui ho dedicato vari post qui e qui quelli dello scorso anno, qui quello del 2018, qui quello del 2017. Per l’enormità dell’orrore compiuto nel cuore della civile e democratica Europa, per me, come ho scritto nel post dello scorso anno il Giorno della Memoria non ha tramonto. E’ un argomento che, quando insegno nelle classi quarte e quinte, ritorna spesso nei discorsi e nei testi che leggiamo o anche facendo semplicemente dei riferimenti, quando tra i bambini accadono piccoli fatti di inimicizia e intolleranza.

Primo Levi ha scritto che “Comprendere la Shoah è impossibile”. Per me è così, infatti anche se ho letto tanto, visto documentari e film, sentito interviste, visitato musei e memoriali, rimangono senza riposta le domande: Perché? Come è potuto accadere? Ho sempre la sensazione di afferrare solo una piccola parte, non riesco mai ad avere la consapevolezza di aver capito tutto. E’ come se il cuore e la mente non potessero contenere tutta quell’atrocità. Ne capisco un pezzetto alla volta.

Nei giorni scorsi, mentre pensavo alle attività da proporre alla mia classe quinta, mi sono chiesta del perché percepisco la Shoah come diversa da altre atrocità che si sono compiute in passato e altre che, purtroppo, si stanno compiendo anche nei giorni nostri. La risposta mi è venuta come un lampo vedendo una foto di quella triste umanità, che nelle stazioni veniva ammassata per essere condotta alla morte. Un’intuizione ha squarciato la mia mente e subito l’ho afferrata, facendola diventare consapevolezza. Quello che per me è veramente atroce e incomprensibile è la programmazione e l’organizzazione del genocidio.

Ci sono stati uomini che l’hanno pensato, si sono seduti a tavolino, hanno fatto progetti, studiato carte, hanno trascorso giorni e notti perché tutto funzionasse al meglio. Non riesco accettare che esseri umani abbiano impiegato le loro enormi capacità per organizzare la catena di montaggio dell’omicidio di milioni di persone. Un essere umano studia e utilizza le sue capacità, la sua intelligenza per progresso dell’umanità! Non può usare le sue competenze per ideare fabbriche che producono fumo acre, cadaveri e ceneri di esseri umani. Le fabbriche devono produrre merce destinata alla vendita, prodotti che fanno star bene le persone! Le fabbriche non devono uccidere le persone!

Mi chiedo: a chi è venuto in mente per primo? Cosa stava facendo quando ha avuto l’idea delle ciminiere? Delle baracche, delle camere a gas, dei treni, delle deportazioni, dei ghetti, delle stelle, delle leggi razziali? Per fare tutto ciò ci vuole organizzazione, collaborazione.

Quando tutto è iniziato tanti hanno storto il naso, hanno pensato che era sbagliato, hanno protestato, hanno rischiato o perso la propria vita. Perché ha prevalso il male su scala industriale? Perché non ha prevalso il bene? Qual è stato il preciso punto di non ritorno? Cioé, qual è il giorno, l’ora esatta, in cui si sarebbe potuto evitare questo orrore eterno?

Mi pongo tante domande, che non hanno sempre la risposta. Mi pongo queste domande perché so che, se è potuto accadere una volta, può accadere ancora. E’ la paura dei giorni nostri, in cui la cronaca registra scritte offensive, statue e targhe commemorative oltraggiate, parole e post offensivi rivolti ai pochi sopravvissuti, ancora in vita, ai campi di sterminio.

Sta accadendo ancora? Siamo vicini o lontani dal punto di non ritorno? Parlare della Shoah per ricordare non basta più. Bisogna parlarne per rispondere agli odiatori, ai malvagi, ai menefreghisti e qualunquisti. Tutti possiamo e dobbiamo far qualcosa, con le nostre capacità e possibilità.

Ai miei alunni ho parlato delle Pietre d’inciampo, di quei piccoli blocchi di pietra ricoperti da una lastra di ottone su cui è scritto il nome di una vittima delle deportazioni. Queste pietre in tutta Europa sono poste davanti alle case o nei luoghi che frequentava il deportato, ad oggi sono più di settantamila. La gente che passa lì non deve inciampare e cadere, come credevano i mie bambini, ma è la mente che deve inciampare e pensare almeno un momento alla vittima a cui è dedicata la Pietra d’inciampo.

Gli ho parlato anche dell’artista veronese Cibo, che ricopre le scritte fasciste e razziste con disegni di frutta, dolci e salumi. Gli ho fatto vedere i disegni sulla LIM, si sono entusiasmati. Gli è piaciuta l’idea di ricoprire le scritte offensive con salami, fette d’anguria e muffins. Hanno anche visto che qualcuno ha sporcato nuovamente i disegni con altre scritte offensive.

Gli ho rassicurati dicendo che Cibo non si arrende. Quando qualcuno distrugge la sua opera lui la rifà, ogni volta. Non si arrende perché si devono arrendere loro. E’ così anche quando qualcuno toglie la Pietra d’Inciampo: ne viene messa una nuova. Il male non deve prevalere. Ed è questa la nota positiva: nel clima di odio che si respira nei giorni nostri ad ogni atto negativo ci sono migliaia di persone che protestano e manifestano solidarietà nei confronti di chi l’ha subito. Non ci giriamo dall’altra parte. Non rimaniamo indifferenti.

Questa volta no, il male non deve vincere.

39 commenti

  1. Faccio i complimenti all’autrice dell’articolo per aver colto il lato più profondo del male che ha scatenato la serie di deportazioni durante la shoah. Ho apprezzato l’indagine psicologica che molte volte si trascura, sull’origine della catena di montaggio del male, un modo per cercare di intervenire in tempo oggi attraverso l’educazione alla tolleranza e al rispetto verso il prossimo. Un articolo utile da leggere, fa riflettere molto.

    • Grazie per aver dato un nome alle mie domande: indagine psicologica. Come hai detto tu è un aspetto che si trascura e che invece andrebbe sviluppato proprio per evitare che si verifichino altre tragedie simili, o almeno per limitarne i danni,

  2. Una pagina orribile della storia mondiale perché giusto ricordare perché non si ripeta mai più.

  3. Ciao fai bene a parlarne ai bambini così che devono imparare a valutare la vita umana al meglio e a essere tollerante verso gli altri. Un genocidio fatto a tavolino per finanziare la loro guerra e arricchirsi mah….

  4. Da me nell’estremo nord est ci sono le foibe e la Risiera di San Sabba. Chi visita questi posti.. chi ne annusa l’aria… si rende conto di quello che succedeva in questi posti più di chi invece li studia solo sui libri peccato che ancora oggi siano Trieste e la sua importanza in un periodo storico tanto delicato sia molto oscurata.

  5. non smettere di ricordare e di far conoscere queste atrocità è fondamentale! grazie per l’impegno che tu, nel tuo ruolo, ci hai messo

    • Confesso che filtrare, spiegare la Chi ha non è semplice. È emotivamente toccante. Ma lo faccio volentieri perché so che questo tipo di discorsi daranno i loro frutti.

  6. IL tuo lavoro è il più importante di tutti per “forgiare” le menti giovani e fargli capire tutto il male che gli esseri umani possono fare ma anche il bene che può vincere su tutto. E che non può fermarsi perché il male è sempre dietro l’angolo, e di questi tempi viene chiamato xenofobia e razzismo e ce ne si macchia sempre più spesso purtroppo.

    • Il mio lavoro come educatrice raccoglie i frutti nel tempo. Negli anni, decenni, che passano in cui vedo i miei alunni diventare uomini e donne con una forte coscienza civica.

  7. Pensa che quest’anno anche la maestra di mio figlio (terza elementare) gli ha fatto una lezione a tema sulla giornata della memoria e l’ho trovata una cosa davvero intelligente e molto ben riuscita. Mi ha piacevolmente colpito, sono pezzi di storia che nessuno deve dimenticare e da cui gli insegnamenti sono molteplici. Un post davvero bellissimo e degno di nota, complimenti. 🙂
    Buona serata
    Luna

    • Una cosa bella di questo tipo di lezioni è che i frutti sono perenni e che i bambini ne parlino anche a casa. Così anche i genitori possono riflettere.

  8. Parlare della Shoah per ricordare non basta perché le persone sono insoddisfatte e sta dilagando l’intolleranza forse anche per colpa di alcuni politici poco empatici e scarsamente prudenti

  9. Io ogni anno mi chiedo se sia un bene far conoscere ai bambink queste atrocità. Un qualcosa che forse nemmeno noi adulti comprendiamo in pieno o non vogliamo credere che l’upmo sia stato in grado di far ciò.

  10. Ricordare è fondamentale. Senza memoria ciò che è accaduto di terribile potrebbe ripresentarsi. Bisogna combattere con il pensiero, la riflessione e la memoria ma anche attraverso l’arte come fa l’artista veronese Cibo.
    Maria Domenica

  11. Una cosa bellissima che tu come maestra hai parlato ai tuoi alunni di questo argomento, cercando il confronto e facendogli capire cose che non tutti hanno il coraggio di trattare!

    • Nella nostra scuola è un argomento molto sentito. Com la dovuta delicatezza lo affrontiamo anche con i più piccoli. Con i più grandi lo trattiamo apertamente e sono sempre belle soddisfazioni

  12. È proprio l’organizzazione a tavolino dei minimi dettagli che ci fa sempre questa atrocità peggiore delle altre. Sono davvero d’accordo con te.. Ma la cosa che più mi tocca è che forse non abbiamo capito ancora il male fatto, forse non siamo così lontani dal punto di partenza. Complimenti bell’articolo…

  13. Grazie, hai scritto uno dei post più sentiti sulla Giornata della memoria, nell’atrocità del ricordo è stato davvero bello leggerti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.